Innovazione in salsa trentina: unite dati, startup, università e centri di ricerca con una Provincia e mescolate q.b.

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C’è un territorio in Italia, dove qualche anno fa si è cercato di creare un terreno fertile per l’innovazione attraverso una serie di azioni congiunte di tanti soggetti, istituzionali e non, attraverso molte iniziative di informazione e condivisione, e la realizzazione di zone cittadine dove questa innovazione si può toccare con mano, accendendo o spegnendo un lampione con il proprio smartphone, o vedendo una serie di sale dove si respira la prossima apertura di nuove startup.

Questo territorio lo trovate in Trentino, e uno degli attori di questo sistema, che ha visto nascere l’iniziativa Open Data Trentino, e la segue ancora giorno dopo giorno, è Francesca Gleria, che lavora nella Provincia autonoma di Trento e che – ci tiene a precisare – ha dialogato con noi non con la sua veste istituzionale ma come una dei tanti attori della community che stanno promuovendo OpenData in Trentino. Su questo numero di Caffè Digitale abbiamo modo di capire da Francesca qual è il suo punto di vista sull’esperienza trentina, e come potrebbe essere riusabile anche in altri territori italiani.

Francesca, quali sono a tuo avviso gli elementi distintivi di Open Data Trentino rispetto agli altri portali Open Data nazionali o locali?

A dire il vero sono talmente presa da quello che accade qui, dalla velocità del cambiamento, dal continuo muoversi delle cose innescate che non so bene cosa stia accadendo fuori da qui –so dirti cosa viene da fare a me rispetto questa tua domanda: “vado a cercare gli esperti che abbiamo qui attorno” nel nostro sistema o in quello che da anni chiamiamo il nostro “laboratorio territoriale”. Cerco i ricercatori di Trento Rise, di FBK e del DISI di Informatica Trentino e chiederei a loro “che fanno gli altri ?” e noi cosa facciamo invece? Qualche opinione ce l’ho in realtà e viene proprio da questa opzione speciale che si è creata in Trentino: la catena è corta, la filiera completa. Dalla realtà – che ne so per es. “il modulo per la richiesta dei buoni di servizio per le famiglie per le attività estive dei bambini”, si passa ad una sua codifica in dati “riusabili dalle macchine” e quindi standardizzati; e per standardizzarli posso chiedere ai ricercatori di eccellenza che lavorano con noi sul progetto, che studiano da anni questa e altre questioni, possiamo cioè trovare indicazioni su questioni anche banali ma con ragionamenti di visione ampia. I dati così “curati”, costruiti con attenzione e parsimonia, come si custodisce un bene prezioso, poi, finiscono dentro un catalogo che oggi è innanzitutto la manifestazione evidente, concreta, pragmatica, creata da tutti, anche con solo un piccolo dataset. Ogni singolo dataset è vero, reale, esce dalle pratiche vissute di un ufficio, da una procedura reale, da un’esigenza concreta e assieme agli altri dataset crea un deposito di possibilità.  Possibilità di farci altro con quei dati: altro che devono fare “altri” in modo sussidiario rispetto la PA.: i nostri istituti di ricerca per imparare a poter “usare meglio” quella montagna di dati che sta arrivando; le imprese per fare servizi smart con quei dati. La PA si ferma alla fase di “cura” del dato, di creazione dello spazio della condivisione, di creazione della comunità attorno a quel valore il resto lo fanno altri: aziende, start up, giovani, associazioni tutti molto vicini per ora, molto dentro il medesimo laboratorio. Tornando alla tua domanda dati.trentino.it credo sia questo: un luogo nella rete che mostra tutto questo e dà corpo ad un processo di cambiamento in atto.

Quali sono le principali difficoltà che state avendo in questo momento per rendere gli Open Data del Trentino più usati e diffusi possibile?

Le difficoltà credo siano sempre le stesse, quelle di tutti: la sostenibilità, l’aggiornamento, l’impatto sui vecchi sistemi, la gestione del cambiamento. Ma ti vorrei parlare di un’altra cosa.  Ti parlo da dipendente pubblico, sono dentro i processi ICT e PA dal 2002/2003, quello che sta accadendo è strutturalmente nuovo: non è “una evolutiva” è un paradigma nuovo. Il nostro stesso lavoro è cambiato in un modo impensabile solo 5/6 anni fa.  Se pensi che tutto il progetto OD in Trentino è di fatto realizzato con 1/2 funzionari ed un dirigente mentre tutte le risorse sono “esterne-interne”: esterne alla PA interne al sistema territoriale (università, fondazioni, società informatica, PMI). Dal mio punto di osservazione questo cambiamento è la grande sfida: “l’opzione e il vincolo”.  I colleghi della Provincia a cui facciamo corsi – più di 200 persone nel giro di 12/13 mesi – se ne accorgono. Quando ragioniamo con loro non sul lato “Data” dell’Open Data ma sul lato “Open” e raccontiamo come funziona, per esempio, “l’Open Innovation”, come si fa innovazione oggi nelle aziende, come i saperi si trovano fuori e come necessariamente per fare conoscenza bisogna non essere chiusi ma chiedere, condividere, informarsi, sapere a chi chiedere (per questo è prezioso avere attori come TrentorRise FBK Unitn così dentro il progetto) andare fuori dai propri uffici. Diventa evidente che avere ad FBK il nodo Italiano dell’Open Data Institute e in TrentoRise il partner del nodo per il sud Europa dell’EIT ict lab europeo con le realtà di eccellenza imprenditoriali che portano con sé questa è una grande opzione. Allora ti posso dire che non sappiamo ancora come veramente questi dati saranno riusati; non so ancora dirti quanto i dati del nostro catalogo siano buoni, di valore, lo sono al nostro best effort, Napo ci dice, e ha ragione, che dobbiamo tenere sotto controllo la qualità, l’aggiornamento: ci stiamo lavorando, chiaro, ma sarà l’età, sarà il fatto che lavorare per la funzione pubblica a me piace, io vedo comunque un grande cambiamento nei saperi, nelle conoscenze e nelle pratiche nella PA legata ad una nuova cultura del dato possibile. Insomma alzare la qualità del dato alla fonte e far capire il suo valore a chi quei dati li produce significa renderlo per la prima volta veramente interoperabile. E’ solo questione di tempo, e il tempo oggi va veloce.

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Quali sono state in questi anni le evidenze più tangibili del vostro lavoro sulla vita delle imprese e dei cittadini di Trento? Qual è il dato pubblicato o l’iniziativa che avete fatto che ha raccolto i maggiori successi?

Allora il progetto è partito operativamente nell’estate 2012 subito con il catalogo – subito con esperienze concrete con alcune strutture PaT – partendo dall’idea che non si parla delle cose nuove ma si sperimentano, si capiscono cosa sono e poi si allargano e ognuno fa le scelte opportune.Non si fanno open data per legge – troppo invasivo – si fanno con la cooptazione – facendo capire che la cosa esiste e che ha un interessante sviluppo. Mi vengono in mente alcune cose interessanti. Il dirigente del catasto che intuisce e realizza il principio “nuovo modello di business” le visure con valore legale aggiornate all’oggi si pagano – poco ma si da qualcosa – gli stessi dati aggiornati semestralmente possono essere usati per scopi diversi da quelli della visura con valore legale e questi vengono rilasciati open. Quale è il successo di questa operazione? Il fatto che si capisca la ricchezza intrinseca legata al dato che non è mai usabile una sola volta e per un solo scopo. Questa è la società della conoscenza nella pratica quotidiana di un servizio della Pa Trentina. Mi viene in mente una impresa innovativa che ha aperto, messo a disposizione delle altre aziende, parte dei suoi dati – non suoi organizzativi – proprio suoi raccolti da loro usati per fare delle applicazioni e che ora possono essere usati da altri … ovvio l’aggiornamento è la parola chiave… ovvio ha a che fare con modelli di business che si “consumano velocemente”, ma sono azioni che sterzano un po’ le mappe cognitive spingono a pensare con pensieri laterali. Mi viene in mente che riusando i saperi dei laboratori di ricerca ICT trentini l’Agenzia per la famiglia, aprendo alcuni suoi dati, ha realizzato in 2 mesi una app: una velocità a cui con i vecchi mercati non eravamo abituati.  Mi viene in mente una sala piena di PMI per l’evento organizzato all’inizio del 2014 assieme alle associazioni di categoria locali a ragionar su come è fatto questo mercato, un po’ diverso dal solito mercato ICT; oppure mi viene in mente la School of Data organizzata attorno ai dati aperti dalle nostre strutture: gente sveglia curiosa; mi vengono in mente i colleghi che hanno aperto i dati a far da nodo per i laboratori degli studenti della facoltà di sociologia: catena corta – filiera completa.

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 Come vedi l’evoluzione degli Open Data dal punto di vista della Provincia di Trento in cui lavori?

Da una parte la PA – i produttori di risorsa dato – sempre più consapevoli e capaci di fare scelte e comunicazione adeguata; dall’altra i nostri sistemi informativi – sempre più allineati a stoccare dati con standard che permettano sempre più l’aggiornamento automatico; altro attore la ricerca – quelli che possono permetterci di sviluppare valore dalla materia grezza dati – disambiguano il lessico – aiutano a tener puliti – aggiornati – aiutano a trovare i dati; e poi le imprese – quelli che devono mettere fantasia, creatività, intelligenza per trasformare i dati in servizi, usare i dati per rispondere a delle domande che magari sono latenti, che sanno stare nei mercati, sanno se sono in mercati piccoli e locali o in mercati ampi nazionali globali con big player, insomma il lavoro dell’imprenditore e delle agenzie che fanno da facilitatori, acceleratori di idee. Fare un importante passaggio sulla sostenibilità, l’aggiornamento: avere i sistemi informativi “Open Data Like” e quindi tutti i dati potenzialmente apribili, poi prima di aprirli valuto attentamente vincoli di legge, privacy, anonimizzazioni eventuali o non apro, valutazioni che può fare solo il titolare di quel dato, necessariamente sono scelte legate a saperi verticali di cui solo le strutture sono competenti. E sicuramente credo che ovunque, i prossimi anni sarà il momento in cui il processo di cambiamento coinvolgerà sempre più le imprese, ci si dovrà impegnare tutti per sviluppare imprenditorialità nuove, giovani probabilmente, in grado di sfruttare le opportunità di un mercato legato agli Open Data che sta iniziando ad assestarsi e chiarirsi sempre di più in linea con le azioni per un “crescita intelligente”.

 

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Francesca Gleria dottore di ricerca in Sociologia, funzionario della Provincia autonoma di Trento referente per il Progetto open Data in Trentino si occupa dal 2002 di e.Government prima come referente PaT CRC, quindi come referente per il portale istituzionale www. Innovazione.provincia.tn.it si è occupata delle policy connesse al processo di innovazione abilitata dall’ICT.

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About Author

GIANLUCA VANNUCCINI

Ingegnere elettronico, dal 1999 al 2003 si occupa di ricerca e formazione, per Università ed Aziende di TLC nazionali, su reti IP di comunicazioni wireless ed ottiche. Nel 2002, presso gli IBM Zurich Research Laboratories, lavora allo standard per la qualità del servizio nelle reti WiFi (IEEE 802.11e), e nel 2003 è dottore di ricerca in Telematica e Società dell'Informazione all'Università degli Studi di Firenze. Da allora si occupa di innovazione nella Pubblica Amministrazione: eGovernment, data quality, open data, mobile government, app e e sistemi smart per il turismo ed i cittadini. E' autore di oltre venti pubblicazioni scientifiche e di settore, su riviste e conferenze internazionali e nazionali.

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