Open Data & Biodiversità: un binomio possibile

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Negli incontri passati abbiamo visto come gli Open Data possano essere effettivamente utili per tanti scopi, per sviluppare iniziative imprenditoriali, per promuovere momenti di studio in classe su fenomeni di interesse cittadino, oppure per diffondere la cultura di nuovi “beni immateriali” (come la mappa sonora di una città).

Oggi scopriremo insieme come gli Open Data possano anche fungere da stimolo per il monitoraggio dell’ambiente nell’ambito di un progetto europeo

Andrea Giacomelli (http://www.pibinko.org), un ingegnere ambientale che da tempo si occupa di progetti legati alla tutela dell’ambiente, ci racconta del progetto europeo ENVIROFI e dei suoi sviluppi ad oggi.

Andrea, cos’è ENVIROFI?

Il progetto ENVIROFI si è svolto tra l’aprile 2011 e il luglio 2013, nell’ambito della prima fase del programma comunitario Future Internet.
Il progetto riguardava attività di progettazione e sviluppo di alcuni prototipi di applicazioni (anche per disposivi mobili) secondo l’architettura prevista da Future Internet. La particolarità tematica dei prototipi sviluppati nell’ambito di ENVIROFI riguardava aspetti ambientali, nello specifico. la biodiversità, la qualità dell’aria e i dati mareografici.

env1Come sei venuto a conoscenza dei dati aperti di Firenze?

Da diversi anni seguo gli sviluppi nel campo dell’informazione libera, sia per quanto riguarda il software che i dati. Ricordo di avere letto del lancio del portale del Comune di Firenze quando fu presentato.

Come è nata l’idea di usare un dataset di Firenze ed uno di Vienna per il vostro progetto?
ENVIROFI, seguendo lo schema di molti progetti europei, prevedeva lo sviluppo di attività pilota in vari siti. La scelta di Vienna è stata naturale, dato che due dei partner del progetto erano di base nella capitale austriaca.
Per Firenze la cosa è più articolata.
Il prototipo sulla biodiversità prevedeva la raccolta di osservazioni su specie vegetali, e in particolare sugli alberi, con l’intento di coinvolgere alcuni cittadini in questa esperienza.
Nella fase di definizione delle attività di test del prototipo sulla biodiversità, sorse l’opportunità di svolgere parte di queste attività in Toscana, individuando come zona principale le colline metallifere, dato il pregio di questa zona un punto di vista naturalistico.
Allo stesso tempo, nel contesto di un prototipo era interessante pensare a una zona in cui fosse possibile disporre di alcuni dati precaricati, e il dataset degli alberi pubblicato dal Comune di Firenze si presentò come un esempio ideale.

Dal tuo punto di vista, come potrebbero gli Enti locali aprire più dati utili alla ricerca anche europea? Quali categorie di dataset servirebbero che oggi non trovate, e con quali interfacce dovrebbero essere aperti?env2
Forse in questo momento si pone una questione inversa. Mentre la tendenza dell’apertura dei dati degli Enti Locali verso la ricerca (e più in generale verso i cittadini nei loro vari ruoli) è comunque indirizzata e sta crescendo, gradualmente, potrebbe essere interessante facilitare l’accesso dei dati prodotti dalla ricerca da parte degli Enti Locali.
Vedo interessante il trovare casi in cui si chiude il cerchio nella catena del ciclo di vita del dato pubblico, che passando per elaborazioni da parte di vari soggetti di ricerca torna poi all’Ente locale.

Come vedi ad oggi l’evoluzione dell’utilizzo dei dati aperti nel tuo settore?
Come in altre “onde” di innovazione, si sovrappongono due correnti. Da un lato vediamo chi vuole aprire “tutto, subito”.
Da lì, in cascata, la sensazione è a volte di esserve soverchiati da una mole di dati e proposte di servizi che rendono difficile assimilare le novità del giorno prima.
Da un certo punto di vista, in campo ambientale, si può arrivare al paradosso che -a fronte della sostenibilità come una delle linee guida- si assiste a un uso “non sostenibile” dei dati.
Magari avere la possibilità di “digerire” meglio alcune soluzioni consentirebbe di valutare meglio i passi successivi nell’analisi di un problema ambientale, o nella configurazione di un servizio. Mi rendo però conto che è molto difficile, se non praticamente impossibile, sostenere questa istanza a fronte di comunità e gruppi di lavoro scatenati, almeno in questi anni. E’ possibile che, col tempo e con una maturazione della comunità di esperti in un settore che è tutto sommato piuttosto giovane, la situazione possa andare a configurarsi diversamente.

 

Copia di andreagiacomelli

Andrea Giacomelli è un ingegnere ambientale e dottore di ricerca in idrologia con circa venti anni di esperienza nel settore della gestione dati e dei sistemi informativi territoriali, sia in ambito di ricerca che di consulenza, per lo più in ambito internazionale. In parallelo alle attività tecniche, dal 2006 ha sviluppato o contribuito a varie iniziative e progetti legati alla tutela e alla valorizzazione di risorse in campo ambientale e culturale, curando in particolare gli aspetti di comunicazione e di interazione con vari soggetti sul territorio, a partire dai cittadini. In tali iniziativel’utilizzo e la promozione di tecnologie libere e aperte costituiscono uno degli elementi di base.

 

 

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About Author

GIANLUCA VANNUCCINI

Ingegnere elettronico, dal 1999 al 2003 si occupa di ricerca e formazione, per Università ed Aziende di TLC nazionali, su reti IP di comunicazioni wireless ed ottiche. Nel 2002, presso gli IBM Zurich Research Laboratories, lavora allo standard per la qualità del servizio nelle reti WiFi (IEEE 802.11e), e nel 2003 è dottore di ricerca in Telematica e Società dell'Informazione all'Università degli Studi di Firenze. Da allora si occupa di innovazione nella Pubblica Amministrazione: eGovernment, data quality, open data, mobile government, app e e sistemi smart per il turismo ed i cittadini. E' autore di oltre venti pubblicazioni scientifiche e di settore, su riviste e conferenze internazionali e nazionali.

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