Meno odio e sfogo, più utilità. Una riflessione sui social

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Amo il calcio, sono un tifoso della Juventus in terra fiorentina, tema su cui ho scritto pure il libro che ha dato il nome al mio blog www.generazionejuve.com, e dal punto di vista sportivo la notizia di Bonucci al Milan ha colto di sorpresa pure me, anche se il malessere era nell’aria.
Ma quando sui social ho letto le offese, anche personali e rivolte ai figli, “vomitate” addosso a Bonucci, sono rimasto senza parole. Come avviene quando mi imbatto in qualche post che inneggia all’Heysel o alla tragedia del grande Torino o a chi augura la morte per una partita. E ancora come in questi giorni è successo a Federico Bernardeschi, che ha ricevuto i più svariati “auguri” di malattie e di morte per aver “osato” trasferirsi dalla Fiorentina alla Juventus.

Davvero la passione per uno sport può trasformarsi in rabbia sociale e frustrazione umana così rancorosa e piena di livore?
Tante volte abbiamo ripetuto che i social network non sono buoni o cattivi in sé, tutto dipende dall’uso che ne viene fatto. Ecco, educare all’utilizzo intelligente e “sportivo” del mezzo, non sarebbe male. Un esercizio che dovrebbe cominciare dagli addetti ai lavori – società e federazioni sportive, calciatori, giornalisti organi di informazione – che dello sport vivono e che con lo sport dovrebbero educare.

Forse potrebbe essere positivo cominciare a lavorarci in questo tempo di estate, in cui finalmente in molti – anche grazie al grande lavoro di chi, come cittadiniditwitter, ci ha creduto fin dall’inizio – cominciano a rendersi conto dell’importanza di una sorta di educazione civica, oltre che di una formazione professionale, anche per il settore della nuova comunicazione.

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About Author

RICCARDO CLEMENTI

Giornalista, addetto stampa, scrittore, opera nel settore della comunicazione aziendale. Ha pubblicato opere di argomento sportivo come l’ebook 30. Sul campo, nella vita e il cartaceo Generazione Juventus. Storia di un gruppo di ragazzi innamorati della Vecchia Signora (Urbone Publishing) e due volumi sul tema della spiritualità nel mondo giovanile: Quando una pedalata ti cambia la vita. Due pontassievesi in sella verso Santiago (Comunità dei Figli di Dio) e Noi, pellegrini del nuovo millennio. Due pontassievesi in sella verso Colonia (Editrice Cattolica Sion). Nel 2013 ha narrato la vita di La Pira nel libro La forza della speranza. Giorgio La Pira, storia e immagini di una vita, il più ampio repertorio di immagini fotografiche sul “Sindaco Santo” (Polistampa). Nell’ottobre 2013 ha pubblicato per Mauro Pagliai il libro Dio è giovane! Settanta volte sette buoni motivi per crederci, un saggio che propone 70 riflessioni sul tema del Dio giovinezza dell’umanità. Nell’aprile 2015 ha fornito contenuti e informazioni per il libro Un viaggio in Toscana. La via della geotermia: dalla Val di Cecina all’Amiata (Effigi Editore). Nel luglio 2015 ha pubblicato con Mauro Pagliai il libro Il Contadino 2.0. Tutte le T della Toscana: dalla Terra alla Tavola passando per il Tablet che, partendo dalla storia di un giovane allevatore della Valdisieve, racconta come l’incontro tra antichi mestieri, innovazione tecnologica e nuovi mezzi di comunicazione possa tracciare la strada per uno sviluppo sostenibile e per una nuova ecologia umana. *** Tutti gli articoli indipendentemente dai giorni e dalle ore di pubblicazione, vengono composti nelle ore di ispirazione notturna o all'alba, fuori da ogni orario di lavoro e altri impegni, e costituiscono la personale opinione del sottoscritto.

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