Arriva Pinocchio in emojitaliano, il libro tradotto su Twitter con l’aiuto di un dizionario digitale su Telegram

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L’attesa è finita: uscirà il prossimo 20 novembre il libro Pinocchio in emojitaliano, nato dal progetto di Scritture Brevi e pubblicato dalla casa editrice Apice libri.

Primo esempio di traduzione in emoji di un testo letterario italiano, Pinocchio in emojitaliano sperimenta l’elaborazione di un codice artificiale, comprensivo di glossario e grammatica, pensato per esplorare le potenzialità comunicative del repertorio dei celebri pittogrammi della comunicazione digitale.
Frutto di una traduzione collettiva su Twitter e di un dizionario digitale realizzato su Telegram, nel testo si incontrano creatività e informatica dando vita a un linguaggio scritto condiviso, idealmente leggibile in tutte le lingue del mondo.

Il progetto è stato ideato e condotto dalla professoressa Francesca Chiusaroli, docente di Linguistica generale e applicata e di Linguistica dei media all’Università di Macerata, oltre che autrice del progetto di ricerca interdisciplinare Scritture brevi e dell’omonimo blog (www.scritturebrevi.it), insieme ai colleghi Johanna Monti, docente di Traduzione specialistica e Traduttologia all’Università di Napoli L’Orientale, e Federico Sangati, ricercatore indipendente in Ingegneria informatica.

Tra gli esempi più rappresentativi della lingua e della cultura letteraria italiana, l’opera di Collodi è sembrata la più appropriata all’iniziativa, anche per la notorietà di cui gode fuori dai confini nazionali.

La traduzione di Pinocchio è iniziata nel febbraio 2016 e si è svolta sotto forma di riflessione collettiva. Ogni mattina, dal suo account Twitter, Francesca Chiusaroli pubblicava, secondo l’ordine progressivo del testo, una frase dell’opera di Collodi accompagnata dall’hashtag #emojitaliano. Chiunque, nel corso della giornata, poteva inviare la propria versione che, al termine della stessa giornata, confluiva nei tweet “ufficiali”. Il lavoro non ha riguardato solo la traduzione del testo in emoji, ma anche l’elaborazione di una struttura grammaticale e sintattica, sempre in emoji, che permettesse la decodifica dei segni rispetto al testo originale. 

 

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