Avere il Comune in tasca, l’esperienza di Ancona su WhatsApp

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Continua il nostro viaggio nelle buone esperienze italiane di nuova comunicazione ai cittadini. È il caso del Comune di Ancona, citato anche nel libro “WhatsApp in città? La nuova frontiera della comunicazione pubblica”, e del servizio d’informazione ai cittadini attraverso la famosa chat di messaggistica instantanea. Ne abbiamo parlato con Barbara Ulisse, responsabile comunicazione, che subito mi dice:”WhatsApp e’ uno strumento straordinario per dialogare in modo più immediato ed efficace con i cittadini”.

Portarsi in tasca tutte le info del proprio Comune. Saltando tutte le lungaggini dei canali tradizionali con cui il cittadino, una volta, si avvicinava alla propria amministrazione per avere notizie e informazioni: comunicazione allo sportello, o magari attraverso il telefono; o, più recentemente, spulciando nel sito. Oggi tutto questo può essere facilmente superato da un’applicazione che (quasi) tutti conoscono e hanno già installata nel proprio smartphone: WhatsApp. Ancona, appunto, è tra i Comuni che hanno portato avanti una sperimentazione proprio con il canale di messaggistica più famoso al mondo.

Agli inizi di maggio l’Urp del Comune ha attivato un numero (366.76.95.184) a cui i cittadini possono chiedere informazioni attraverso WhatsApp. Il servizio è attivo negli orari di apertura di ufficio lunedì, mercoledì, venerdì dalle 9 alle 13, martedì e giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17, oppure in caso di emergenza anche in orari diversi.

“Sono evidenti i motivi che ci hanno portato a fare questa scelta – spiega Barbara Ulisse, responsabile dell’ufficio Comunicazione del Comune di Ancona – Motivi legati all’immediatezza che la messaggistica offre e all’efficacia, specie in casi di emergenze e comunque di pubblica utilità. Ci è sembrato uno strumento straordinario per andare incontro al cittadino nelle sue abitudini quotidiane: tutti noi abbiamo in mano il telefonino continuamente. Il concetto è quindi quello di favorire una vicinanza della comunicazione istituzionale, di rendere più semplice la vita della gente con un linguaggio alla portata di tutti”.

Il servizio – nonostante sia partito in sordina, senza una campagna di comunicazione a supporto tranne i post sui social (scelta voluta per poter gestire al meglio la fase di sperimentazione) – nel giro di due mesi ha già raggiunto un ottimo bacino di utenti. ”Abbiamo già 200 iscritti alla broadcast e altre decine di utenti che ci chiedono di volta in volta informazioni senza aver accettato di essere iscritto alla lista di spedizione – dice Barbara Ulisse – non abbiamo fretta di acquisire nuovi contatti tutti insieme. Sappiamo che, come è successo con la pagina Facebook, gli utenti devono affezionarsi lentamente, dobbiamo conquistarli piano piano, sui fatti e non sull’onda di una pressione di marketing”.

Cosa chiedono i cittadini su WhatsApp? “Soprattutto informazioni su eventi, scadenze di bandi, ma anche informazioni utili legate alla stagionalità, come spiagge, appuntamenti estivi, viabilità. In media inviamo due messaggi alla settimana che sono dei piccoli memo di quattro notizie flash, solitamente composti da due eventi e due notizie di pubblica utilità. Al messaggio è accompagnato un link a cui si accede per avere tutti i dettagli”. Le segnalazioni e i reclami dei cittadini invece non sono gestite dal canale WhatsApp al momento, ma vengono rimandate al sistema “Segnala e suggerisci” del sito del Comune di Ancona.

A sperimentazione conclusa, quale è il futuro per questo tipo di servizio? Cosa si devono aspettare i cittadini di Ancona? “Prima di tutto – spiega Barbara Ulisse – partiremo con una campagna più tradizionale (manifesti, pubblicità ecc) di lancio/rilancio del servizio sotto l’egida di ‘Ancona smart city’, il progetto di innovazione del Comune che ha lanciato da poco il Wi-Fi pubblico nel centro città. In prospettiva ci piacerebbe anche verificare la fattibilità di utilizzare WhatsApp anche per piccoli sondaggi, per capire il gradimento di un’opera, un evento o un progetto. Nulla naturalmente di scientifico, ma un mezzo per produrre un’affezione e una condivisione con i cittadini creando una vera e propria comunità”.

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MICHELE MORANDI

Giornalista, addetto stampa, classe 1980. Un figlio, Davide, che rende tutto più semplice.

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