Dai vignaioli ai grandi vini, la vetrina social dell’ambasciatore del vino italiano

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Ambasciatore del vino sulle strade del web e su quelle impolverate delle colline d’Italia. Gianluca Minutolo è fatto così: se non vede le mani del vignaiolo… Di strada ne macina tanta, ogni giorno, sia sul web che in macchina. Mission: caccia ai piccoli vignaioli dai grandi vini. I social sono la vetrina indispensabile per comunicare un dettaglio, un’emozione; la cantina è il luogo dove avviene l’incontro con il vino e chi lo fa. Ha fondato un portale – www.enologicamente.it – dove racconta la sua ‘filosofia’ e le aziende con cui condivide un progetto che dalla cantina arriva alla tavola. E ci anticipa un sogno nel cassetto…

Gianluca, quanto contano i social network per i piccolo vignaioli e per chi, come te, fa conoscere i vini meno conosciuti? 

Contano molto. Internet è una vetrina, è uno strumento molto efficace per promuovere il vino ma non per stabilirne la qualità. Per capire, scoprire e valutare un vino devi entrare in cantina, respirare quei profumi, vedere, toccare, assaggiare. I social sono importanti per incuriosire, emozionare chi sta seduto davanti a un pc e magari vuole saperne di più. E’ il primo approccio, assolutamente strategico perchè consente l’avvicinamento a un territorio, a una vigna, al prodotto che esce in bottiglia, ai valori e alla tradizione racchiuse in un’etichetta. I social sono il primo capitolo della storia: scopri, leggi, ti piace, vai vederlo di persona e magari decidi di farti un weekend nell’azienda e nel luogo dove quel vino nasce. E’ un pezzo del lavoro di Enologicamente: offrire gli strumenti di conoscenza e favorire la visita in cantina per verificare di persona se quello che hai letto in un post o in un tweet è vero”.

Qual è la differenza tra piccoli e grandi produttori nel web?

Le grandi aziende hanno, talvolta per motivi di disciplina come accade in Francia, talvolta per ragioni di mercato o standard di qualità, l’obbligo di fare quel vino con quelle determinate caratteristiche sempre uguale nel colore e nel gusto. I piccoli vignaioli, invece, hanno un legame molto più profondo con il territorio e le sue peculiarità. Ci sono sistemi di produzione diversi, tanta passione e molto è legato al millesimo, al trend dell’annata, a come va il lavoro in vigna e di quanto la tendenza climatica del ciclo vegetativo ne influenza le caratteristiche finali. Un vino non è mai uguale all’altro: in ogni bottiglia ci sono sfumature diverse da scoprire e apprezzare”.

Tu vai a caccia di mani. Che mondo è quello dei piccoli vignaioli?

Un mondo bellissimo. E’ entusiasmante beccare la porta della cantina giusta e capire che hai trovato un vino nuovo da proporre alla gente stufa di bere convenzionale. Vale anche per i ristoranti che però…

Però?

Non voglio generalizzare, ma in base alla mia esperienza, talvolta i ristoratori non hanno tempo, né personale qualificato per valutare e scegliere il vino diverso dagli altri già inseriti nella Carta. Eppoi, anche grazie a Internet, non puoi più comprare a tre euro e vendere a trenta. Io lavoro con ristoranti che hanno una sensibilità diversa e sono alla ricerca di proposte nuove e di qualità da offrire alla propria clientela: Gina al Porto Romano, Le Cicale di Vejo alla Giustiniana o il Convivio di Troiani ne sono un esempio perchè accanto alle grandi marche, desiderano avere anche le piccole cantine. La mentalità per fortuna sta cambiando e ci sono giovani ristoratori con una maggiore sensibilità verso il ‘piccolo’ e soprattutto il territorio e la tradizione, con un giusto rapporto qualità-prezzo. Certo, poi devono avere anche determinate etichette richieste dal mercato globale, cosa che invece, io ho scelto di escludere totalmente dal mio portale e dal mio portafoglio-clienti”.

Perchè?

Perchè andrei a snaturare il concetto base del mio progetto: nelle grandi aziende non c’è il desiderio di crescere insieme, costruire un percorso insieme. Io seleziono il produttore, lui diventa il mio partner e insieme troviamo piccoli interpreti interessati al nostro progetto che ha, ovviamente, anche obiettivi commerciali: ristoranti, wine-bar, vinerie, enoteche. E’ il caso di Maria de Giorgi a La Storta che io considero la mia vinaia preferita. Con lei organizzeremo anche corsi di avvicinamento al vino”.

Come scegli i vignaioli? 

??????????????????????????????? “Non c’è uno standard preciso, mi deve colpire un aspetto, un dettaglio. Questa estate,  l’ultimo viaggio che ho fatto a Bolgheri, prima che nascesse mia figlia Greta, mi ha  portato a una scoperta che non avevo nell’elenco degli appuntamenti di giornata. Stavo  guidando, ho rallentato perchè stavo cercando l’indirizzo di una cantina e ho notato una  vigna curatissima, bella, rigogliosa. Noto l’ingresso di una villetta circondata dai filari.  Ho pensato: se lavorano così in vigna, il vino deve essere un vino di qualità: non mi  sbagliavo. Le mani del vignaiolo, sono l’altro aspetto che non tralascio mai: se sono  mani segnate dal lavoro, con le unghie sporche di terra, significa che lì il vino è allevato  come un figlio”.

 Qual è la filosofia di Enologicamente?

Quella di proporsi come ambasciatori del territorio e dei piccoli produttori, di chi sta con l’uva prima di tutto. Giuseppa Rita Itala è una nostra produttrice di Etna bianco: fa 900 bottiglie all’anno ma per me il suo vino dovrebbe costare almeno 30 euro per come è, si vende a 8 euro più Iva e tra i 18 e i 20 al ristorante. E’ un vino arrivato secondo a una degustazione competitiva in Norvegia, un motivo di orgoglio per tutti noi”.

Quanto costa un vino buono, o meglio: quanto dovrebbe costare, qual è il prezzo giusto?

Se uno vende un vino importante, diciamo un Sassicaia a 110-120 euro a bottiglia, quanto potrebbe costare di meno un vino di qualità ma sconosciuto? Per come la vedo io, dovrebbe costare di più non di meno; penso ad esempio a un buon Brunello di Montalcino come Il Ventolaio di Luigi Fanti. Invece, il punto è che per il mercato quel Brunello costa meno. Io preferisco bere e mangiare bene piuttosto che griffato e per fortuna c’è un mercato che comincia ad essere sensibile e sul quale c’è da investire. Sto lavorando a un progetto che riguarda la Cinta senese con l’azienda Fontanelle di Chianciano: da quando ho assaggiato quel prosciutto non riesco a farne a meno e lo sto proponendo con successo ai miei clienti”.

Non solo vino e prodotti tipici locali dell’enogastronomia, ma anche birra. Come nasce la Pretoriana?

E’ nata sul Grande Raccordo Anulare di Roma e poco prima dall’incontro con Giovanni Rodolfi, mastro birraio con una lunga esperienza in Heineken. Eravamo in macchina, in coda. Ci siamo rimasti per due ore e parlavamo del progetto di realizzare una birra artigianale diversa da tutte le altre. Ad un certo punto mi è tornato in mente il film che la sera prima avevo visto e che ogni volta, mi emoziona moltissimo: il Gladiatore. Ecco come è nata la Pretoriana che nella sua immagine grafica porta i colori di Roma, giallo e rosso pompeiano”.

Hai mai pensato di produrre un tuo vino? Insomma, diventare a tua volta un piccolo vignaiolo?

Assolutamente sì. E in un certo senso ci sto lavorando nel senso che con un piccolo vignaiolo di Montefalco sto sperimentando un Sagrantino giovane ripassato nelle botti del Sagrantino Passito. Mi piacerebbe fare un vino tutto mio ma per come sono fatto vorrei partire dall’analisi del territorio, delle condizioni pedo-climatiche dai vitigni che in quell’area possono dare il meglio. Vorrei avere un piccolo appezzamento di vigna: oggi io vado a cercare tanti vini che rispecchiano il mio concetto di qualità ma un giorno mi piacerebbe specchiarmi in un bicchiere del mio vino. Anche se, il mio vino costerebbe molto, perché ne sarei geloso e alla fine non lo venderei”.

 

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LUCIA BIGOZZI

Toscanissima. Giornalista per passione. Ventiquattro anni fa avevo due opzioni: o l’insegnamento (laurea in lettere classiche) o quella di chi mi diceva “Giornalista? Per carità, trovati un uomo ricco e sposalo". Ho scelto la mia di strada, controvento. Dal 1988 duri anni di gavetta, puro precariato, eppure preziosi perchè mi hanno fatto scuola. Prima sui campi di calcio di una piccola squadra di provincia per il Corriere dell'Umbria, poi undici anni nella redazione del tg di Teletruria (emittente televisiva di Arezzo). In quegli anni arrivò l'assunzione al quotidiano Il Corriere di Arezzo, l’esame a Roma per diventare giornalista professionista e di lì a poco la collaborazione con l'Ansa (per quattro anni corrispondente da Arezzo). Dopo l'esperienza televisiva e quando tutto sembrava andare storto, mi sono aperta una piccola agenzia di stampa fornendo notizie a radio, quotidiani e tv locali. Chiusa quella fase, ci fu la corrispondenza per Il Giornale della Toscana (dorso regionale de Il Giornale) e un anno dopo l'assunzione nella redazione del quotidiano di Firenze dove sono rimasta per dieci anni (dalla nera alla bianca), scalando piano piano i gradini della carriera professionale fino a diventare caposervizio del politico. Anni bellissimi durante i quali ho avuto l'opportunità di scrivere anche per il quotidiano nazionale. Infine nel 2009, il 'grande salto' a Roma con l'entusiasmo di rimettermi ancora una volta in gioco, ricominciando da me. Quattro anni alla redazione de L'Occidentale (vicecaporedattore), sempre a tu per tu con la 'politica-mon-amour', il desk e la gestione delle piattaforme web. Oggi, nella redazione del quotidiano online Intelligonews. Le mie parole-chiave: avanti, coraggio, tenacia, umiltà, obiettivo. Ultima “conquista”: Sommelier del vino!

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