Musei italiani, passi avanti sui social. Ma la strada è ancora lunga

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di Noemi Massa (@noemimassa9)

Come tutti sappiamo l’Italia possiede un patrimonio culturale, storico, artistico, architettonico dall’inestimabile valore. Secondo l’Istat nel nostro Paese esistono  4.976 musei, 1 ogni 12.000 abitanti, numeri da far invidia al resto del mondo. Eppure 1 su 3 ha meno di 1000 visitatori l’anno, ben il 70% degli italiani non li visita e nessun museo rientra nella top ten dei musei più visitati al mondo. Come si spiega allora questa condizione di ritardo rispetto a musei come il Louvre o il British Museum che sono riusciti ad attrarre, nel 2016, rispettivamente più di 7 e 6 milioni di visitatori? (fonte: ansa)

Una prima risposta ci viene fornita dal X Rapporto dell’ associazione Civita dal titolo “#socialmuseums. Social media e cultura tra post e tweet” che si articola in due indagini. La prima, indagando quanto e in che modo gli italiani utilizzano i social media per entrare in relazione con le istituzioni museali, rileva che i 9 milioni di italiani che utilizzano i social per questo scopo lo fanno soprattutto per la fruizione virtuale e per scaricare i materiali messi a disposizione dai musei mentre non si rivolgono alle pagine social degli enti culturali per ricevere informazioni sull’acquisto o la prenotazione dei biglietti. La seconda indagine del rapporto riguarda come e con quali fini le istituzioni culturali utilizzano i social. Per i musei italiani utilizzare questi strumenti per entrare in contatto o attrarre visitatori non è ancora un obiettivo strategico, ad eccezione dei  musei d’arte contemporanea che, al contrario, si mostrano in grado di richiamare i giovani e un pubblico più trasversale.

Occorre quindi comunicare il patrimonio museale in modo da renderlo più vicino ai cittadini e ai visitatori. L’ Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, nel 2016, ha svolto un’importante  indagine su un campione di musei italiani dalla quale emerge una spinta verso i social network utilizzati dal 52% dei musei. Il social più utilizzato è risultato essere Facebook (51%), seguito da Twitter (31%) e Instagram (15%). Solo il 13% è però presente nei tre social network più diffusi e il 10% dei musei che non sono dotati di un sito web è però presente su Facebook con una pagina ufficiale. La maggior parte dei messaggi postati sulle pagine riguarda eventi o l’accoglienza (orari di apertura o promozioni sugli ingressi) e sono molto apprezzate dagli utenti le rubriche che riguardano opere del museo o racconti che le riguardano. Secondo l’indagine, i Musei italiani con più like su Facebook sono i Musei Vaticani, la Reggia de La Venaria Reale e il MAXXI di Roma. Su Twitter i più seguiti sono i Musei in Comune di Roma, il MAXXI e il Museo del Novecento a Milano. Su Instagram gli enti con più followers sono la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, il Triennale Design Museum di Milano e il MAXXI.

Nonostante le difficoltà, allo stato attuale, emerge come molti musei abbiano intrapreso un percorso di rinnovamento e trasformazione per divenire più efficienti nell’entrare in contatto con pubblici sempre più numerosi e diversificati, puntando sull’innovazione digitale (e sui social media in particolare) come principale fattore di trasformazione.

Il MiBACT è su questa linea e, soprattutto con la “riforma Franceschini”, ha spinto i suoi musei a divenire sempre più 2.0 e social, spingendoli a dialogare in modo attivo con i propri utenti e coinvolgerli nelle varie attività. Emblematiche ad esempio sono le campagne mensili promosse dagli account ufficiali del Ministero, con le quali si invitano gli utenti a partecipare a una sorta di caccia al tesoro a tema (diverso ogni mese) nei musei italiani chiedendo loro di immortalare con i loro smartphone le varie opere d’arte e poi condividere le fotografie sui social con l’hashtag ufficiale promosso dal Ministero. Per fare un esempio, pensiamo alla campagna del mese di giugno in cui si invitano i visitatori a ricercare e fotografare abiti, acconciature, gioielli presenti nelle varie opere d’arte e condividere poi le immagini sui social network con l’hashtag ufficiale #artemoda2017.

Molti musei hanno seguito questo esempio. Significativo è il caso del MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, di Roma, l’unico presente nei primi tre posti delle classifiche dei musei con maggior numero di like e followers su Facebook, Instagram e Twitter. Il MAXXI ha cercato subito, persino prima della sua inaugurazione nel 2010, di comunicare con un pubblico che fosse il più vasto possibile, basti pensare che il sito web era stato realizzato già nel 2007 per creare una prima rete di contatto che ha seguito, così, la costruzione dell’edificio (possibile anche grazie ai canali YouTube e Flickr aperti nello stesso anno) e il programma delle attività culturali che lo staff stava già progettando. Il sito è stato poi ovviamente rinnovato nel 2010, in occasione dell’apertura del museo, ma anche successivamente, di pari passo con nuove esigenze e nuovi obiettivi. Fondamentali sono i social, parte integrante di tutta la strategia comunicativa del museo, che hanno portato, in specifici eventi, molto pubblico al museo. Basti pensare, come afferma Prisca Cupellini, responsabile della comunicazione via web del MAXXI, all’open call lanciata su Facebook per realizzare la performance dell’artista Marzia Migliora che ha portato al museo quasi mille persone che hanno interagito con l’artista o al contest #yourXXI su Instagram, che ha permesso a centinaia di utenti di ricreare il logo del MAXXI e che si è concluso con un party al museo che ha visto partecipare circa 800 persone.

Oltre a un sito web che segue i più recenti principi di web design e alla presenza su numerosi social, il museo ha creato anche un’applicazione ufficiale: MAXXI APP che permette, per esempio, di venire a conoscenza delle opere, delle mostre, degli approfondimenti sull’edificio, di avere accesso gratuito alle audio guide ecc. Questa strategia comunicativa si è rivelata senza dubbio vincente, non solo perché il museo ha vinto due importanti premi (nel 2012 il premio ICOM – Italia Musei dell’anno nella categoria miglior utilizzo dei social network e nel 2015  il sito web del museo si è classificato terzo nei 5th annual Lovie Awards per quanto riguarda i migliori progetti europei del web) ma anche soprattutto, perché, come afferma Prisca Cupellini “dall’analisi dei dati dei visitatori, un’alta percentuale dichiara di essere venuto a conoscenza delle nostre iniziative proprio tramite i social network”.

Nonostante le criticità e le difficoltà riscontrate, quindi, i musei italiani sono sempre più social. Come affermato anche sul sito del MiBACT, l’attività social dei musei italiani nel 2016 è triplicata: i contenuti pubblicati sulle piattaforme direttamente dai responsabili dei Musei sono cresciuti del 156,5% nel 2016 e si registrano ovunque miglioramenti nel posizionamento digitale dei Musei grazie al rinnovamento di alcuni siti web e a un uso dei social network più consapevole e attivo. È ovvio che le emozioni che si provano quando ci si ritrova di fronte al Tondo Doni di Michelangelo o all’Apollo e Dafne di Bernini siano insostituibili, ma è pur vero che la loro narrazione social da parte dei musei è fondamentale e a questo i musei non possono più sottrarsi.

 

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