Seicento anni di storia della Gallura raccontati al museo e sui nuovi media

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di Giancarlo Pala (@PalaGiancarlo)

Per raccogliere parte dei 600 anni di storia incastonati tra i graniti della Gallura, il comune di Aggius, forte del suo patrimonio artistico-culturale, con un’opera sinergica di messa in rete dei suoi tesori, evade i confini della realtà isolana e si apre ad una platea di pubblico sempre più vasta. Il Museo Etnografico Oliva Carta Cannas, il più grande della Sardegna, ospita una raccolta di storia e cultura popolare gallurese dal 1600 ad oggi. Grande rilievo acquisisce la tessitura che ne rappresenta forse l’elemento caratteristico e identitario più forte. Non è strano infatti che il museo ospiti la “Mostra Permanente del Tappeto Aggese”.

Nel suo sito istituzionale, il MEOC presenta la versione bilingue italiano-inglese nella quale offre ai suoi utenti tutte le informazioni relative ai suoi spazi espositivi, alle mostre temporanee e ai suoi laboratori di cui possono usufruire dietro prenotazione gruppi e scolaresche. Un focus viene poi incentrato sul Museo del Banditismo in quanto, il paese, per circa tre secoli, dalla metà del Cinquecento alla metà dell’Ottocento, è stato l’epicentro del banditismo gallurese.
La pagina Facebook è seguita da più di 1500 fans, un risultato che eguaglia la popolazione del comune (anziani e bambini compresi!), a dimostrazione di quanto l’Isola possa essere attrattiva non solo per le belle coste o per gli “aperitivi in Costa Smeralda” ma anche per la sua componente culturale. La pagina è in continuo aggiornamento con post quasi quotidiani incentrati non solo nella promozione del museo ma del territorio nel suo complesso.
Di recente è stata creata una versione App per gli smartphone scaricabile sia da App Store che da Play Store Google, dove, come recita la breve descrizione che precede il download, “l’audioguida ti accompagnerà alla scoperta dei luoghi in cui la musica è protagonista della vita sociale e religiosa del paese: le piazze in cui si tenevano i balli pubblici, le case dei più importanti cantori del passato, i luoghi delle processioni religiose”.  L’App ha anch’essa una versione in lingua italiana ed una in lingua inglese.
Il MEOC un buon esempio di “lavorare” con la cultura ed è bello che, nel Paese dei mille campanili, anche i più piccoli comuni possono rappresentare un volano di promozione turistico-culturale ed elevare quello spirito di comunità che lega insieme un popolo attorno alle propri radici.

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