I musei italiani viaggiano sui social, ma la strada è ancora lunga

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Facebook, Twitter e Google+ sono le piattaforme più utilizzate dai musei italiani per diffondere e condividere contenuti autocreati. A distanza troviamo Instagram, Pinterest e YouTube. I social sono utilizzati parallelamente al sito web del museo con l’obiettivo di ottimizzare l’uso di tutti gli strumenti attraverso linguaggi diversi. E’ quanto emerso dal rapporto curato dall’associazione Civita “#SocialMuseums. Social media e cultura fra post e tweet”, presentato ieri all’Ara Pacis di Roma, alla presenza del ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini.

Sono soprattutto le giovani donne, tra i 18 e i 25 anni, ad utilizzare i social media per connettersi con i musei. Teatri ed enti lirici e musicali hanno un pubblico online più fedele e affezionato. Gli utenti, rileva il rapporto, impiegano i social soprattutto per la fruizione virtuale e per scaricare materiali messi a disposizione dalle organizzazioni culturali.

Ma dal rapporto vengono fuori anche notizie negative. Acquisizione di informazioni per la prenotazione o l’acquisto del biglietto d’ingresso sono nettamente sottoutilizzati. La funzione creativa associata ai social media, la più specifica e caratterizzante, è ancora assolutamente marginale in Italia. Il documento  mette in luce che l’utilizzo dei social come mezzo per entrare in relazione con i propri pubblici o per attrarre visitatori non costituisce ancora per i nostri musei un obiettivo strategico e rilevante. Fanno eccezione i musei d’arte contemporanea capaci di richiamare “nativi digitali” e un pubblico più trasversale e meno assiduo. Ma siamo indietro rispetto ad altri Paesi.

Civita, per stimolare l’utilizzo dei social, propone alle strutture museali di  mettere in atto mirati investimenti sulle professionalità addette alla comunicazione. Per formare comunicatori che devono  avere un’adeguata preparazione sulle caratteristiche delle diverse piattaforme – per effettuare scelte coerenti con gli obiettivi che l’organizzazione si pone – e sui linguaggi semplici e informali da usare sui canali social.

Si potrebbe prevedere per i musei più visitati, lancia la proposta Civita, di destinare le entrate aggiuntive alla formazione di personale qualificato per migliorare l’interazione social con il pubblico, o di attivare  collaborazioni con imprese specializzate in comunicazione. Per musei con minore affluenza l’idea potrebbe essere quella di incentivare una gestione a rete dei servizi dedicati alla comunicazione riducendo i singoli costi di gestione. Sono fondamentali, prosegue il rapporto, strategie digitali ben definite e coerenti con la mission dell’istituzione integrate fra i diversi media digitali impiegati dal museo.

Un museo, ha dichiarato Franceschini, “deve essere valutato non in base al numero di visitatori, ma per tutto quanto è capace di mettere in campo in termini di attività per la fruizione. Deve saper diventare anche un modello di crescita economica sostenibile e intelligente. I social network possono consentire al museo di essere quello che deve essere”.

 

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Comunicatore pubblico, nato nel 1967, ho due figlie adolescenti, sono di origini sannite ma romano a tutti gli effetti. Quando non ho impegni lavorativi e familiari metto ai piedi le mie scarpe da running e corro nei parchi o sulle strade della mia città: provo così a liberarmi da tutti i pensieri negativi, cerco soluzioni e preparo anche qualche maratona.

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