Il pericolo di postare foto di minori sui social

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È sempre più frequente, soprattutto su Facebook, leggere post di genitori che parlano dei loro figli piccoli raccontandone le gesta, a volte con aneddoti simpatici, altre volte in modo un po’ più mieloso. Ma al cuore di mamma e di papà non si comanda, quindi certi slanci di affetto e desideri di condivisione delle proprie emozioni possono essere comprensibili. Spesso, però, il post è “condito” con foto dei figli in posa al primo giorno di scuola, mentre giocano a calcio, mentre fanno una corsa ai giardini o mangiano un gelato. Senza dubbio i genitori sono animati da buoni sentimenti ma è probabile che si dimentichino i rischi che nasconde questa loro attività di storytelling della vita dei figli: postare foto dei figli su Facebook significa renderle pubbliche, a maggior ragione se nelle opzioni del proprio profilo non si modificano le opzioni di privacy e di accesso alla propria bacheca. Ma anche qualora questa operazione venisse eseguita, le foto diventano comunque dominio di Facebook e appartengono al social network che senz’altro ne farà un uso rispettoso ma che comunque entra in possesso dei volti dei nostri figli.

Vi siete mai chiesti perché,  in virtù della normativa vigente, in mancanza di una liberatoria dei genitori i giornali, le televisioni e gli organi di informazione sono tenuti ad “oscurare” i volti dei minori nelle foto che accompagnano articoli e servizi? La risposta è così ovvia da sentirsi quasi stupidi a dirlo: perché è pericoloso e poco opportuno esporre un minore al pubblico ormai globale di lettori, navigatori, popolo del web e mondo dell’informazione accessibile da chiunque.

Eppure non deve essere così chiaro, perché basta fare un po’ di ricerche su Facebook con alcune parole chiave per rendersi conto che vi sono migliaia di foto di bambini postate dai genitori. Siamo adulti e vaccinati, ogni genitore saprà senz’altro cosa è meglio per i propri figli. In ogni caso, vale la pena soffermarsi un attimo a riflettere su questa pratica sempre più diffusa e magari, prima di pubblicare una foto, pensare per trenta secondi a chi è rivolta, da chi diventa visibile e dove può andare a finire.

Perché educare al tempo dei social è sì una grande opportunità, ma può diventare un boomerang se non si considerano anzitutto i confini dettati non da chissà quale competenze ma dal buon senso e dalla maturità proprie di un genitore.

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RICCARDO CLEMENTI

Giornalista, addetto stampa, scrittore, opera nel settore della comunicazione aziendale. Ha pubblicato opere di argomento sportivo come l’ebook 30. Sul campo, nella vita e il cartaceo Generazione Juventus. Storia di un gruppo di ragazzi innamorati della Vecchia Signora (Urbone Publishing) e due volumi sul tema della spiritualità nel mondo giovanile: Quando una pedalata ti cambia la vita. Due pontassievesi in sella verso Santiago (Comunità dei Figli di Dio) e Noi, pellegrini del nuovo millennio. Due pontassievesi in sella verso Colonia (Editrice Cattolica Sion). Nel 2013 ha narrato la vita di La Pira nel libro La forza della speranza. Giorgio La Pira, storia e immagini di una vita, il più ampio repertorio di immagini fotografiche sul “Sindaco Santo” (Polistampa). Nell’ottobre 2013 ha pubblicato per Mauro Pagliai il libro Dio è giovane! Settanta volte sette buoni motivi per crederci, un saggio che propone 70 riflessioni sul tema del Dio giovinezza dell’umanità. Nell’aprile 2015 ha fornito contenuti e informazioni per il libro Un viaggio in Toscana. La via della geotermia: dalla Val di Cecina all’Amiata (Effigi Editore). Nel luglio 2015 ha pubblicato con Mauro Pagliai il libro Il Contadino 2.0. Tutte le T della Toscana: dalla Terra alla Tavola passando per il Tablet che, partendo dalla storia di un giovane allevatore della Valdisieve, racconta come l’incontro tra antichi mestieri, innovazione tecnologica e nuovi mezzi di comunicazione possa tracciare la strada per uno sviluppo sostenibile e per una nuova ecologia umana. Nel febbraio 2018 ha pubblicato con Urbone Pubishing il libro Un Pirata in Cielo. 14 volte Pantani, dalle vette delle Alpi alle stelle del firmamento, che a 14 anni dalla morte di Marco Pantani ripercorre la vita del Pirata lungo le vie delle sue vittorie.

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