Arte, alla scoperta de “La vita delle opere” con l’app nata all’università

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La vita delle opere è una app che permetterà agli utenti di scoprire tutte le vicende attraversate dalle opere d’arte prima di essere collocate nei musei dove le vediamo. L’hanno ideata tre ricercatrici di storia dell’arte delle università Ca’ Foscari Venezia, Torino e Pisa ed è stata finanziata dal MIUR nell’ambito dei Progetti di Ricerca di Rilevante interesse Nazionale (PRIN) per gli anni 2014-2017. Sviluppata da Neosperience, si può scaricare gratis su App Store e Google Play.

La prima sperimentazione coinvolge le Gallerie dell’Accademia di Venezia, alcuni musei della Toscana (i Musei Diocesiani di Massa e Pontremoli e la Certosa di Calci), oltre al Centro di Conservazione e Restauro e alla Reggia di Venaria Reale, dove è stata ricostruita la vita di Andar al bosco, di Jan Miel.

Da un punto di vista editoriale la App costituisce una collana di tutto il progetto: stessa struttura e stessa veste grafica, ma contenuti declinati sui diversi casi e sui differenti luoghi; è infatti pensata per essere usata prima, durante e dopo la visita al museo ed è progettata con l’obiettivo di dimostrare che l’esperienza digitale non può e non deve sostituirsi all’osservazione diretta delle opere d’arte, ma anzi può favorirla e renderla più consapevole

Il funzionamento è semplice e si basa sulla piattaforma Neosperience che integra la tecnologia dei beacon. Una notifica risveglia lo smartphone del visitatore e lo invita ad avvicinarsi all’opera per visualizzare una ricca scheda multimediale (audio, video, foto, testo) relativa a ciò che sta vedendo dal vivo.Catturapp

Le ricercatrici Chiara Piva di Ca’ Foscari, Antonella Gioli, dell’Università di Pisa e Maria Beatrice Failla dell’Università di Torino, con i loro team di studenti e dottorandi, hanno presentato da poco il progetto alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Per questo luogo i visitatori possono richiedere un prototipo in corso di sperimentazione dell’app, inviando una mail a  lavitadelleopere@gmail.com per scoprire tutto su I pennacchi del Tiepolo, i resti di un prezioso affresco della  Chiesa degli Scalzi colpita dai bombardamenti della Prima Guerra mondiale. Il prototipo è infatti soggetto a una fase di collaudo alla quale i primi utenti saranno invitati a partecipare inviando osservazioni e suggerimenti sulla struttura e sulle funzionalità alla casella di posta elettronica lavitadelleopere@gmail.com, tramite il profilo twitter @vitaipere o la rispettiva pagina Facebook. “Entro un paio di mesi – spiega la Prof.ssa Piva - intendiamo mettere a disposizione sugli store una versione rinnovata, stabilizzata ed evoluta in alcune funzioni, nella grafica e nel format, e naturalmente arricchita dal punto di vista dei contenuti, sia in termini di numero di casi trattati sia qualitativamente”. 

“Il nostro progetto – continua la professoressa –  si inserisce nel filone della slow digital experience della fruizione museale. Grazie alla tecnologia dei Beacons la app si attiva davanti all’opera d’arte. L’esperienza digitale infatti non si sostitusce all’osservazione diretta ma aiuta il visitatore a cogliere ogni dettaglio. Prima di muoverci abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca in tantissimi musei del mondo, per studiare le loro applicazioni social. Conoscere il passato di un’opera aiuta a capirla meglio, esattamente come succede con la vita delle persone”. 

La mappatura della storia delle opere d’arte non è finita e sono molti progetti in cantiere per il gruppo di ricerca. La prossima ‘vita’ fruibile sarà quella de Il convito in casa Levi del Veronese e da poco è stato siglato un accordo con il Museo di Arte Orientale di Ca’ Pesaro.

La vita delle opere è anche attivissima su Twitter con l’account @vitaopere. Per rimanere costantemente aggiornati sul progetto è inoltre possibile visitare il sito web www.lavitadelleopere.com

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