L’enogastronomia al tempo dei social, intervista ad Andrea Gori: “Non basta postare una bella foto, serve una strategia”

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C’è un settore che più di altri si presta alla comunicazione social. E’ quello dell’enogastronomia, votato particolarmente alla condivisione sul web sia per la naturale bellezza dei suoi protagonisti che per la storia, spesso millenaria e ricca di aneddoti, come quella che c’è dietro a ogni buon piatto o calice di vino. Ne parliamo con uno dei guru del settore, Andrea Gori (foto a sinistra), sommelier informatico, oste, giornalista  scrittore, organizzatore dell’evento God Save the Wine e blogger, tra le venti figure al mondo più influenti sul web per il vino. AndreaGori_Intervista01I  suoi video autoprodotti – oltre 2500 degustazioni – su YouTube hanno più di un milione e  trecentomila visualizzazioni, ha un blog seguitissimo, Vinodaburde, ed è fondatore di  Dissapore e Intravino, i due siti che hanno rivoluzionato il modo di parlare di vino e cibo sulla rete.  Oggi è frai primi tre influencers nel mondo del vino online in Italia e recentemente ha collaborato  con Danielle Cernilli  alla Guida essenziale ai vini d’Italia, edita da Mondadori, che verrà  presentata a giorni.

 Andrea, come è cambiato il mondo dell’enogastronomia dopo l’avvento dei social?

L’avvento dei social media e dei blogger ha permesso al pubblico un approccio più personalizzato. Prima erano le guide a dettare la classifica di vini e ristoranti ma sono sempre state troppo autoreferenziali e destinate agli addetti ai lavori. Oggi ognuno può scegliere chi seguire in base ai gusti affini: chi, leggendo il mio blog si riconosce nel mio palato, mi usa come guida personale. I social hanno allargato in maniera esponenziale il campo di offerta e di informazioni anche se si richiede agli utenti una certa preparazione perché non è facile smascherare le bufale”.AndreaGori_Intervista03

L’allargamento del pubblico in rete ha inciso positivamente sulle vendite?

E’ una fase interessante,  ma complicata. Sicuramente, soprattutto per ciò che riguarda i vini, i social hanno permesso a tanti prodotti di farsi conoscere. Oggi, per le aziende, non è più fondamentale ricevere un riconoscimento per vendere i propri prodotti visto che funziona anche la vendita online, anche se è sottovalutata o non ben sfruttata. Si investe ancora poco nella comunicazione online a favore della carta stampata e, soprattutto, ci si improvvisa troppo in questo settore. Non basta la foto di un buon piatto o vino per avere tanti follower su Twitter”.

Allora qual’è la comunicazione vincente?

Ogni azienda deve cercare la propria identità e usare un linguaggio personalizzato e adatto ai propri utenti per ottenere dei buoni risultati. Spesso si sottovalutano le strategie da applicare sul web e anche gli investimenti pubblicitari”.

 L’hai provato sul ristorante di famiglia?

AndreaGori_Intervista05 “Sì, quando ho aperto il blog Vinodaburde come prima cosa ho analizzato cosa cercavano i miei clienti nella nostra  Trattoria da Burde e perché sceglievano la nostra invece di un’altra. Così ho ricreato sul web l’atmosfera che si  respira nel nostro ristorante fiorentino, che possiede oltre cento anni. E’ un ambiente molto familiare dove i clienti  vengono per vivere l’esperienza della tradizione toscana, oltre che per mangiare. Perciò, sul blog e sui social cerco  sempre di raccontare la storia dei piatti, come sono nate le ricette tramandate dai miei parenti”.

 Qual’è il social che funziona di più nell’enogastronomia e perché?

Bella domanda, ognuno ha un pubblico diverso, ad esempio Pinterest è adatto per la moda e il food ma gli utenti  sono quasi tutte donne e non in Italia. Instagram si presta particolarmente all’enogastronomia ma se hai dei  contenuti da comunicare i migliori rimangono Facebook e Twitter. Suggerisco di scegliere quello più consono al  proprio stile di vita. Se si passa quasi tutta la giornata all’aria aperta su un trattore il migliore è Twitter che si può aggiornare velocemente da un cellulare. Se invece si sta molto in ufficio si può aprire una pagina Facebook o un blog, se si sa scrivere”.

Come convinceresti le aziende ancora restie a sbarcare sui social?AndreaGori_Intervista04

Nei miei corsi di comunicazione sul vino mostro sempre il grafico con i dati dell’enorme pubblico potenziale presente sul web e faccio capire ai miei clienti che, se non saranno loro a sfruttare quel mercato, sarà qualcun altro a farlo al loro posto. Poi porto ad esempio dei casi di successo di buona comunicazione e infine li invito a riflettere sugli obiettivi futuri. Se un imprenditore vuole costruire un’azienda che duri dieci anni allora può anche fare a meno del web.  Se invece, però, mira a durare nel tempo dovrà farci i conti e trovare il modo migliore di posizionarcisi perché il mondo va in quella direzione e non si tornerà indietro”.

 

 

 

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Silvia Mastrorilli

Silvia Mastrorilli, giornalista professionista, addetta stampa, social media manager, appassionata di enogastronomia, mamma e autrice del blog Mamme in blog

1 commento

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    Complimenti a Burde, ho avuto modo di assaggiare la loro ottima cucina e vedere dal vivo la passione che anima Andrea e tutta la famiglia. Bravi bravi

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