#25AprOnAir e la Liberazione la ricordano tutti!

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Lo scorso 11 aprile @AsinoMorto, ovvero Luca Padovano, ricordava in un tweet con hashtag #25AprOnAir la liberazione di Carrara: “le forze alleate stanno entrando a Carrara, già liberata dalle forze partigiane nelle ore precedenti”. Oltre al testo, una bella foto che ritrae soldati alleati e partigiani intorno ad una jeep, sorridenti.

Passano i giorni e @AsinoMorto continua a tuittare nomi, luoghi, canti, ricordi della Resistenza ed ecco che molti altri cominciano ad usare l’hashtag #25AprOnAir e i tweet diventano centinaia: chi ricorda la Liberazione della propria città o un eccidio dimenticato, chi tuitta stralci di lettere di partigiani condannati a morte, chi la foto del nonno partigiano, chi i nomi delle partigiane medaglia d’oro.

nonno partigianoL’hashtag viene notato anche da qualche figura del mondo della politica e della cultura, insomma da quei primi tweet di @AsinoMorto nasce una narrazione che, proprio grazie alla potenza di Twitter, diventa ben presto narrazione collettiva.

ambrosoliCome avrete capito, in questo post non parlerò di volontariato e comunicazione digitale ma di qualcosa che ho sentito molto vicino a ciò che anima l’impegno volontario: un bisogno, un’idea e un’azione che ‘dal basso’, combinando personale e collettivo, cerca di dare forma a quell’idea e di rispondere a quel bisogno. Ecco, in #25AprOnAir c’è tutto questo e ho dunque deciso di contattare Luca Padovano per saperne di più su di lui e su quell’idea.

Luca lavora nell’informatica, è un appassionato di Twitter e, come mi dice lui stesso, crede “nell’importanza di raccontare la Storia (con la S maiuscola)”. L’idea di #25AprOnAir gli è venuta quasi per caso. “Twitter incentiva l’uso di un linguaggio veloce, stringato, sporco ma ‘espressivo’. Volendo ricordare la liberazione di Carrara del 11 aprile 1945, ho pensato a cosa sarebbe venuto fuori se allora fosse esistito Twitter. E niente, è partito tutto da lì”. Si è quindi messo alla ricerca di storie da raccontare e le ha cercate sul web: Wikipedia, siti dell’Anpi e di appassionati di storia. “Ho quindi triangolato, verificato, incastrato date e nomi, mescolato qualche mio ricordo e tirato fuori le cose che mi piacevano di più, che mi sembravano più suggestive. Usare la rete è stata una scelta voluta – precisa Luca - perchè mi piaceva l’idea di privilegiare l’ampiezza piuttosto che la profondità, volevo dare un quadro generale, a volo d’uccello sul numero più alto possibile di eventi di quei giorni. Insomma, fissare dei punti di partenza e qualche collegamento, lasciando a ciascuno la voglia di approfondire e di scegliere il proprio punto di arrivo”.

E così è stato. Ad oggi l’hashtag lanciato da @AsinoMorto ha registrato 3370 tweet, 2500 negli ultimi 7 giorni, e oltre un milione e 800mila utenti hanno visto nella propria timeline i tweet di #25AprOnAir. “Questi numeri ci dicono – sottolinea Luca – che la rete può essere un veicolo importante di condivisione e confronto, anche su temi ‘seri’ come la ResistenzaMa - continua – il successo è più qualitativo che quantitativo: molti hanno accettato il ‘gioco’ ed è venuto fuori uno spaccato di storia di 70 anni fa, filtrato da tante sensibilità, memorie e racconti. Posso dirlo? E’ un bel concerto di voci, sincere e vive”.

babbo

partigianeDa qualche giorno c’è anche l’hashtag #ilcoraggiodi promosso dall’account @70esimo della Presidenza del Consiglio (Cittadini di Twitter ne ha parlato qui) e ho chiesto a Luca cosa ne pensasse: “non sono un esperto, ma credo che il concetto di coraggio sia forse un po’ troppo generico e corra il rischio di “sterilizzare” la questione storica in cui Liberazione e Resistenza si collocano. In fondo c’era la dittatura, il fascismo e il nazismo, non sono particolari che possono andare sullo sfondo. Insomma, temo che la destoricizzazione di un evento così complesso e articolato come la Liberazione possa portare lontano dagli obiettivi che la campagna si prefigge. Però, come sai, su Twitter non si può mai dire”. Già, mai sottovalutare la potenza dei social… Buon 25 aprile a tutti!

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CRISTINA GALASSO

Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

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