Il copywriting tra le hard skills da possedere nel prossimo decennio come risorsa indispensabile per il business

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Seo, analisi dei dati, copywriting, analisi comportamentale, automazione. Sono le cinque hard skills che, secondo uno studio Microsoft, sarà importante possedere negli anni ’20 di questo secolo. Per quanto riguarda il copywriting, tuttavia, l’Italia sembra essere un passo indietro – forse due – rispetto a quanto accade nel resto del mondo. Per comprendere le ragioni del “ritardo”, da parte delle aziende, nel fare di questa competenza uno degli strumenti chiave per il loro business, e cercare di delineare possibili scenari futuri, abbiamo rivolto qualche domanda a Marco Lutzu, uno dei volti più noti del copywriting a livello europeo. Autore di libri bestseller come “Scrivere per Vendere” e “Apocalisse Amazon”, è stato scelto da Confindustria durante il lockdown per formare i giovani imprenditori sull’utilizzo del copywriting come strumento di rilancio per l’emergenza post Covid.

Quali sono i vantaggi, per un’azienda, nell’avere tra il personale un copywriter?

Il copywriter è colui che scrive testi finalizzati alla vendita di prodotti o servizi. La ragione per cui ogni azienda o attività dovrebbe averne uno è che oggi, soprattutto dopo la pandemia, l’online è diventato una finestra fondamentale verso il mondo esterno: una vetrina nella quale farsi conoscere e che offre infinite possibilità di business, compreso far tornare le persone all’interno dei negozi, a patto di avere le giuste competenze. Una di queste è sicuramente saper scrivere o produrre video capaci di far percepire un prodotto o un servizio come differente da tutti gli altri, guadagnandosi così la fiducia del potenziale cliente.
Il miglior strumento per raggiungere obiettivi ambiziosi è proprio il copywriting, indispensabile per catturare l’attenzione dei consumatori e convincerli a sceglierci. Ancora più importante risulterà essere in grado di comunicare serenità per risorgere dalla crisi anche attraverso l’acquisto, perché no, di ciò che proponiamo.

Perché in Italia questa figura sembra essere ancora sottostimata?

In Italia c’è ancora molta diffidenza verso il marketing e i mestieri ad esso connessi, nel caso specifico quello del copywriter. È un retaggio storico del quale dovremo liberarci al più presto se vogliamo garantirci una vera chance di ripresa dopo la crisi economica che ci attende. La tragica esperienza del Covid-19 ha inoltre dimostrato l’entità del deficit strutturale che ci separa dai Paesi più avanzati in questo settore: oggi non è più sufficiente alzare le saracinesche delle attività, aprire siti web e attendere che i clienti scelgano noi senza prima un’adeguata campagna di marketing, sia online che offline.
Le ragioni di questa arretratezza sono sostanzialmente due: da un lato la mancanza di una concorrenza aggressiva che ha limitato la necessità di ricorrere a queste tecniche in Italia, dall’altra una concezione molto più sospettosa rispetto al mondo anglosassone. Negli Stati Uniti, ad esempio, non soltanto i copywriter sono richiestissimi da aziende di ogni tipo, ma esistono corsi universitari interamente dedicati a questa disciplina nelle università più prestigiose del Paese come la University of Miami o la Chicago University, per citarne due tra le tante.
Il rilancio della nostra economia non più prescindere da una digitalizzazione diffusa e dall’impiego di figure professionali come il copywriter.

Investire sul copywriting potrebbe offrire nuove prospettive alle imprese che, superata l’emergenza sanitaria, dovranno rivedere il loro modo di fare business?

Senza dubbio. Il lockdown, con tutte le sue importanti ripercussioni sul piano economico, non ha fatto altro che portare alla luce l’inadeguatezza strutturale di molte aziende italiane nel loro approccio al web.
Quelle che finora hanno limitato i danni, e in alcuni casi addirittura incrementato i fatturati, sono proprio le imprese in grado di acquisire clienti online in un momento storico unico, in cui tre quarti della popolazione mondiale si è trovata chiusa in casa, più connessa che mai e con molto tempo a disposizione per navigare ed acquistare su internet.
Il copywriting si è sempre dimostrato uno strumento eccezionale per catturare l’attenzione dei clienti e nel futuro giocherà un ruolo sempre più rilevante. In un mondo sempre più globalizzato, ricchissimo di stimoli e distrazioni, i contenuti testuali diventano più che mai cruciali per distinguersi dalla concorrenza, farsi percepire come differenti e acquisire nuovi contatti attraverso la potenza del web.
Inoltre, tra gli aspetti positivi, c’è la possibilità di monitorare in tempo reale le performance ottenuto da ogni campagna evitando così sprechi di tempo e di denaro. Ricorrere alla scrittura persuasiva, insomma, significa usare a proprio vantaggio un valore aggiunto inestimabile.

Ci sono buone prospettive per l’affermazione di questa figura professionale nel nostro Paese o è più probabile che dovremo aspettare ancora molto per vederla prendere piede nelle aziende?

Le aziende più solide e lungimiranti si sono sempre affidate ai copywriter, molte cominciano a comprendere solo ora l’importanza di questa figura professionale e altre ancora lo faranno in futuro.
Le prospettive sono ottime: la mia agenzia Solutzione, ad esempio, ha già totalizzato incrementi molto importanti durante il lockdown e continuiamo a formare nuovi copy senza sosta attraverso i corsi che proponiamo e testi come “Scrivere per vendere”, il primo manuale di riferimento in assoluto in Italia.
Nonostante il momento difficile di crisi economica, i copywriter sono spesso molto ben pagati proprio perché rappresentano un tassello fondamentale per il business aziendale.

Il copywriting è tra le cinque hard skills da possedere nel 2020 secondo uno studio di Microsoft. Quali sono, invece, le soft skills che un copywriter dovrebbe possedere per svolgere al meglio il proprio lavoro?

La curiosità e la creatività sono due doti fondamentali per svolgere al meglio questa professione, ma è soprattutto l’empatia a fare la differenza. Un copywriter di successo deve necessariamente sviluppare una grande comprensione dei bisogni, dei desideri e dei problemi più intimi del target a cui si rivolge. Ma limitarsi a comprenderli non è sufficiente: occorre anche interiorizzarli, farli propri, immedesimarsi ad un livello il più profondo possibile. A un buon copywriter, infine, si richiede l’abilità di coniugare tutti questi elementi in un testo capace di stimolare il lettore a compiere l’azione desiderata. Una vera e propria arte che non morirà mai.

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Annalisa Sichi

Classe 1986, pistoiese e aspirante giornalista. Laureata in Comunicazione strategica alla Cesare Alfieri di Firenze. Ho lavorato per un anno nell'ufficio stampa del Comune di Pistoia, dove mi sono occupata anche della gestione dei social networ

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