I social per aprire a tutti il nostro patrimonio artistico. L’esperienza del Mibact

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Il Ministero dei Beni culturali è sui social dal 2009, quando si è manifestato il bisogno di mettere in atto un piano di comunicazione per la valorizzazione del patrimonio culturale che coinvolgesse le fasce di persone poco avvezze a frequentare musei e luoghi della cultura. Da questa necessità ha preso il via la comunicazione social di Mibact, di cui ha parlato Giuseppe Ariano – social meda manager del Ministero dei Beni, delle Attività culturali e del Turismo – agli Stati Generali della nuova comunicazione pubblica a Palazzo Chigi, lo scorso 17 novembre.

resize (2)Il primo grande obiettivo di Mibact Social su Facebook è stato quello di presentare l’istituzione al pubblico e rinnovare la propria immagine. “Gli utenti ci percepivano come un lontano palazzo del potere, poco attento a cosa succedeva davvero sul territorio italiano – afferma Giuseppe Ariano – per questo all’inizio abbiamo risposto e moderato ogni singola critica che ci veniva rivolta, 24 ore su 24. Questa azione è stata necessaria per invertire la marcia e costruire una comunità, che oggi rappresenta la nostra forza e ci aiuta a costruire i contenuti, segnalandoci le iniziative dal basso”.

Subito dopo Facebook sono stati aperti gli account Twitter e Youtube. Il primo, inizialmente in appoggio a Facebook, oggi ha trovato un taglio specifico e si rivela fondamentale per la promozione di iniziative e la creazione di una rete sul web. Youtube è stato invece un passaggio necessario data l’abbondanza di materiali video in possesso del ministero: “Abbiamo scoperto una videoteca piena di contenuti di immenso valore come documentari, progetti di restauro di chiese ed edifici, completamente chiusi e inaccessibili – spiega Ariano – li abbiamo presi e messi online ed oggi sono contenuti che generano una buona risposta da parte dell’utenza social del Mibact”.

“Con il patrimonio culturale italiano si vince facile” è stato il refrain ironico che ha accompagnato il lavoro del social media team. I contenuti che promuovono le bellezze del nostro Paese non hanno infatti bisogno di particolari spinte e riscuotono da soli un grande successo. Le immagini ovviamente hanno svolto un ruolo fondamentale in questo ambito e hanno contribuito a rendere virali le iniziative e le campagne di comunicazione che accompagnavano. “Ogni mattina diamo il buongiorno ai nostri fans e followers attraverso una foto – spiega Ariano – che può provenire direttamente dall’archivio del Ministero ma anche dal pubblico. Chi vuole è infatti incoraggiato ad inviare un’immagine all’indirizzo mibactsocial@beniculturali.it per vederla pubblicata sulle pagine social.”

L’apertura verso il pubblico è stata dimostrata da Mibact anche attraverso la consultazione pubblica Il museo che vorrei, promossa sui social, grazie alla quale sono stati tratti tanti buoni spunti, oggi diventati realtà, come le aperture serali e la giornata dei musei gratuiti una volta al mese.

L’obiettivo della creazione di un social media team per il Ministero dei Beni culturali è stato quindi fin dal primo momento quello della promozione del patrimonio culturale, soprattutto  di quello “nascosto”. Per questo il piano editoriale di Mibact social si basa sui contenuti piuttosto che sull’attività politica del Ministero. “Il lavoro del social media team – ci tiene a precisare Ariano – è infatti gestito da una direzione generale e indipendente dall’ufficio stampa del Ministero”.

Per comunicare bene il patrimonio culturale italiano è però necessaria una buona coordinazione con le realtà locali. In questo senso l’attività social di Mibact  si è voluta porre come un guida e un traino per i tanti musei e le soprintedenze italiane che spesso hanno provato a sbarcare sui social senza la dovuta consapevolezza e le competenze. Da qui è nato il progetto MUD – Museo Digitale – una rete per migliorare le performance digitali dei musei del territorio.

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ELEONORA MARINI

Italo-francese. Laureata in comunicazione. Le mani sulla tastiera e l'orecchio teso alle novità dal mondo del web, che poi non è separato da quello reale.

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