La comunicazione pubblica e la nuova legge 151 al centro di una tesi di laurea dell’Università di Bari

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Che rapporto intercorre tra le PA pubbliche e i mezzi di informazione? Quali sono le norme comunitarie che lo regolano? Che relazione esiste tra la comunicazione di un ente pubblico e il trattamento di dati personali di cui l’ente è in possesso, alla luce poi della recente normativa europea in materia di GDPR? A queste domande tenta di rispondere la tesi di laurea di Enrico Filotico dell’Università di Bari, Facoltà di Giurisprudenza, dal titolo “PA e media, la riforma della comunicazione istituzionale”.

Da una parte occorre garantire ai giornalisti l’accesso ai dati ed ai documenti amministrativi pre realizzare il “diritto di informazione” del giornalista (garantito e tutelato dalla Costituzione, dalle Convenzioni internazionali, dai Trattati dell’Unione europea e dalla stessa legislazione nazionale). Ma non basta. Serve anche un superamento della legge 150/2000 per dotare le PA di figure altamente professionalizzate in grado di gestire in modo efficace i nuovi strumenti di comunicazione digitale. E’ su questo punto che il lavoro di Filotico si avvale dell’esperienza di PA Social, e del suo presidente Francesco Di Costanzo, che da anni si battono per una riforma strutturale della legge 150.

“Come associazione PA social – sostiene Di Costanzo nell’intervista che conclude la tesi di laurea di Filotico – da anni sosteniamo che questa legge non risponde più alla realtà del lavoro quotidiano in materia di comunicazione del settore pubblico. Non potrebbe essere altrimenti essendo questa una norma di oramai vent’anni. Oggi i comunicatori, sia giornalisti che nuove professionalità come i Social Media Manager, hanno un modo di lavorare completamente diverso e anche un’organizzazione di riferimento differente. Le PA devono adattarsi. Per questo abbiamo promosso da tempo una riforma della legge 150, quella che comunemente viene identificata come la legge 151. Una norma che punta sulla svolta digitale, su una nuova organizzazione che ponga al centro il cittadino e la comunicazione pubblica. Oggi c’è un grande dibattito, ad esempio sulla lotta alla disinformazione. Il tema è la qualità del dialogo e dell’integrazione con il cittadino, l’analisi e la comunicazione dei dati, la crescita costante di una community dentro la quale la PA deve essere protagonista e riferimento per il cittadino”.

Serve insomma un riconoscimento di tutte quelle professioni che vivono di competenza digitale e che non esistono nelle PA. “Penso al Social Media Manager. Ma ci sono altri professionisti dimenticati come i video maker e i data analist tra gli altri – sostiene Di Costanzo – Noi vorremmo dar loro un percorso preciso, sia a quelli già dentro la PA e che svolgono queste mansioni da posizioni che non centrano nulla con queste professionalità e dare poi la possibilità a chi invece vuole fare questo mestiere e come arrivarci. Stiamo cercando di creare dei percorsi chiari e lineari per raggiungere questo obiettivo, non più in modo casuale come avviene oggi. La 151 vorrebbe indicare questo, noi abbiamo indicato dei percorsi possibili come l’apertura dell’ordine dei giornalisti ai profili digitali dunque l’ordine si apre a chi sta già svolgendo o svolgerà attività di tipo digitale. Così potrà essere giornalista anche chi svolge attività comprovata digitale, dunque con la redazione di post e facendo attività costante all’interno delle PA. Una grande apertura, e possibilità di percorso”.

La tesi di laurea di Enrico Filotico può essere consultata cliccando qui.

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