Lo “smart museum” protagonista di BTO11: come creatività, tecnologia e una nuova visione cambiano la fruizione culturale

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Abbandonate lo stereotipo del museo come luogo di mera contemplazione, statico e un po’ impolverato, dove la regola è “non toccare!” e la modernità resta fuori dalla porta. Nel corso di BTO11 (la manifestazione dedicata al turismo che si è tenuta la settimana scorsa a Firenze) sono stati presentati esempi di musei nati dalla contaminazione tra creatività, nuove tecnologie e processi di innovazione manageriale, tutti realizzati da una nuova generazione di creativi che hanno rivolto il loro interesse verso lo sviluppo delle istituzioni museali.

Una nuova realtà si potrà vivere attraverso la piattaforma Lumen – Mixed Reality Storitelling, del giovanissimo interaction-design indiano Arvind Sean, vincitore del Palyable Museum Awards. Grazie ad un nuovo device altamente tecnologico che gioca con il design vintage di una vecchia torcia, il visitatore si addentra in una storia tutta nuova. Il fascio di luce illumina frecce, indicatori e puntatori che disegnano un percorso, indirizzandolo verso alcune aree del museo dove Lumen inizia a raccontare una storia, una per ogni opera presente nel museo, una per ogni spazio. Il visitatore comincia così un percorso interattivo, dove ogni suo gesto è un input a cui segue un momento narrativo che porta un coinvolgimento sempre crescente. La grande novità della tecnologia proposta da Lumen è quella di sovrapporre allo spazio fisico esistente una narrazione attraverso una digital fiction che, prima nel suo genere, non ha bisogno di schermi. Il visitatore così non è isolato all’interno di un visore, ma può condividere l’esperienza che sta vivendo. Un primo contatto con questa nuova tecnologia sarà possibile grazie al Museo Marino di Firenze, primo museo in Italia che collaborerà con il team di Arvin Sanjeev.

L’orizzonte della multimedialità applicata alla museologia si spinge ancora oltre con il progetto Past of Future, videogame del Museo archeologico nazionale di Taranto, voluto dal Mibac e dalla direzione dello stesso MArTA. Il connubio che sino a pochi anni fa poteva sembrare sopra le righe, in una dicotomia tra cultura alta e bassa, di accostare un museo ad un videogame, oggi trova un’applicazione perfetta, partendo da due presupposti: il primo è l’idea che il videogame può essere considerato a tutti gli effetti un’espressione artistica contemporanea; il secondo è che il linguaggio del videogioco può valorizzare e facilitare la scoperta e la conoscenza di un luogo. In questa chiave Past of Future si dimostra uno strumento perfetto. Grazie alla sua grafica e al suo storytelling è possibile percorrere un viaggio da Londra a Taranto, alla ricerca di una misteriosa donna scomparsa. Il giocatore è portato a fare scelte e a prendere direzioni diverse, percorrendo una storia dal finale aperto che lo porta a scoprire i tesori del MArTA.

Tra i progetti multimediali presenti a BTO11 uno ha il merito di cambiare decisamente la fruizione dei documenti storici, togliere la polvere dallo scaffale, e gettare una luce nuova, che ravviva le storie ed il passato, avvicinandole al visitatore consegnandoci i loro insegnamenti: Il Cartastorie. Il progetto, diretto da Sergio Riolo per il Museo dell’Archivio storico del Banco di Napoli, ha trasformato, grazie alla multimedialità, i circa 80 chilometri di carte e documenti conservati in 330 stanze, la cui fruizione da parte del pubblico era praticamente impossibile, in un viaggio tra suoni, voci, colori e immagini che ricostruiscono centinaia di storie. È così che questo progetto restituisce ai visitatori uno spaccato profondo ed importante di 500 anni di storia del Mezzogiorno d’Italia. Il museo cambia volto, i suoi spazi si rinnovano e i suoi tempi divengono i tempi per una nuova narrazione della Storia, lo smart museum è sempre più il nuovo paradigma per una fruizione culturale e l’Italia si pone in prima fila per recepire le nuovi tecnologie ed integrarle al suo enorme patrimonio culturale e museale.

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