“Aperti per vocazione”, la strategia social del museo Salinas in uno studio accademico

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“Se vogliono fare del museo un carcere di opere, allora comprino i chiavistelli e chiamino un carceriere”. La frase di Antonio Salinas,  fondatore del museo archeologico di Palermo che porta il suo nome, ha fatto breccia nel cuore dei responsabili della comunicazione del museo, che hanno colto in quelle parole lontane nel tempo, un imperativo per il presente e per il futuro: la cultura deve essere per tutti, aperta e accessibile.

La comunicazione sui social network è stata lo strumento capace di ridare vita allo spirito lungimirante di Salinas e il buon lavoro svolto nel corso dell’ultimo anno e mezzo non è passato inosservato. Oggi è diventato oggetto di uno studio i cui risultati sono stati svelati in anteprima sulla rivista scientifica Tafter Journal – Esperienze e strumenti per cultura e territorio (qui l’articolo in inglese e qui la versione tradotta) dove il fenomeno Salinas viene presentato come un case study isolato in Sicilia.

Gli ingredienti del successo della comunicazione 2.0 del museo sono la volontà di incuriosire e avvicinare l’utenza attraverso contenuti ricercati, che si distaccano dal linguaggio dei tecnicismi archeologici. Grazie ad una semantica più allargata è stato infatti possibile costruire un’attività di storytelling quotidiano del museo, successivamente condensata in #lestoriedituttinoi, hashtag ricorrente, che pone l’accento sul valore universale e senza tempo dell’ opera d’arte.

Il museo Salinas è presente su Facebook, Twitter, Google Plus, Pinterest e Youtube dal 2014.  Tra questi Facebook è stato il primo account nato e la sua utenza, cresciuta velocemente, ad oggi conta 4.480 like e un pubblico extraregionale che rappresenta la metà del totale, di cui un terzo si collega addirittura dall’estero.

Le potenzialità di Youtube sono pienamente sfruttate per la promozione attraverso la creazione di spot, come la miniserie di Video Indizi, che riprendono alcune famose frasi, sorprendentemente attuali, pronunciate dall’archeologo fondatore del museo.

Il profilo su Twitter è stato aperto a febbraio 2014, quando il Salinas era l’unica istituzione siciliana di proprietà regionale presente su questa piattaforma. Oggi conta 2.500 follower, cresciuti abbondantemente sulla spinta dall’attività svolta nell’ambito della MuseumWeek.

Anche Google Plus ha ottenuto un buon risultato e ha superato le 17.500 visualizzazioni dimostrando di sapersi integrare con Youtube. Il Museo infine è attivo anche su Pinterest e ha all’attivo 6 boards, fra cui una sui tesori del museo e una sulla mostra su Salinas.

La comunità dei social del Salinas è virtuale ma anche reale, poiché nonostante la prolungata chiusura al pubblico delle collezioni permanenti per lavori di restauro, l’antico museo siciliano ha accolto quasi 40.000 visitatori nel 2014, superando realtà ampiamente affermate come il Museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa (37.481 visitatori). Una community online e offline che si è stretta intorno al museo e che deve essere mantenuta attiva. Non resta quindi che attendere le strategie di social media marketing culturale che il museo saprà mettere in atto quando sarà finalmente riaperto in maniera definitiva e completa.

 

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ELEONORA MARINI

Italo-francese. Laureata in comunicazione. Le mani sulla tastiera e l'orecchio teso alle novità dal mondo del web, che poi non è separato da quello reale.

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