Telegram, perché utilizzarlo?

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di Rachele Zinzocchi

«Telegram, perché?»

Questa la domanda che accompagna da sempre la mia «ricerca appassionata» su Telegram, culminata poi nel mio libro, con la prefazione di Marco Stancati, non a caso dal titolo omonimo. 

Da sempre, dicevo. Da quando cioè la scoprii verso la fine del 2015, un po’ pionieristicamente per me, non un nerdma solo una divulgatrice – impegnata però in un #LifeLongLearning che mi fa accedere prima alle fonti dirette di news destinate ad esser riportate da noi solo settimane dopo −, entusiasmandomi dinanzi ai molteplici vantaggi che mostrava rispetto alle altre app e social. Così iniziai a scriverne. E non ho più smesso: curando da anni il cosìddetto Canale della #Digital #Education, con il «#TGZ», 3 news (o più) in anteprima assoluta a ogni alba; col Bot @RaquelZBot, creato per garantire comunque possibilità di dialogo, engagement, aiuto e supporto; e poi col libro. Arricchito dai contributi di pochissimi amici e maestri: meno delle dita di una mano.

Uno su tutti, Francesco Piero Paolicelli aka Piersoft, già OpenData Manager Comune di Matera e consulente a Lecce, membro Task Force Agenda Digitale Lucana, nonché autore di un blog, con apposita sezione dedicata ai suoi Bot, che mi ha fatto innamorare dal principio. Anche qui, uno su tutti come assaggio? «La Divina Commedia», ossia @Divinacommediabot, che ha dato vita a un processo di Educazione vera, portato nelle scuole, testato da docenti come la prof. Paola Lisimberti e dalla classe 3B del Liceo Scientifico Pepe di Ostuni. Un caso di vera innovazione nella didattica: un «Dante che diventa digitale e apre le menti», scriveva @piersoft. «Potete fare una ricerca per Canto (e vi dà l’intero Canto), oppure per parola». Inserisci «?Caron» e avrai tutte le terzine e relativa posizione in riferimento a Caronte. E anche «i link di Wikipedia. Si apre un mondo infinito». Infinito come il mondo che si squaderna scorrendo la sua prolifica attività: da @MuseiMibactBot@soldipubblicigovitbot, e ancora @CostituzioneItalianaBot, @webcamstravelbot@polizialocaledileccechannel, o «PatrimoniTrasparenti – Tutti i redditi e i patrimoni dei parlamentari eletti tratti da openPolis», Strutture ricettive Puglia (strutture ricettive con fonte openData Regione Puglia), Napoli Trasporti (fermate ed orari georiferite, grazie ai dati aperti del Comune di Napoli), Pa-Na-Ro-Tre Trasporti (fermate e orari georiferite, grazie ai dati aperti per i Comuni di Napoli, Palermo, Roma e Trento), OpenData Città di Lecce (beta permanente) (opendata Comune di Lecce).

Perché ne parlo? Perché non c’è esempio migliore per mostrare uno dei possibili sbocchi, tra i migliori, dell’uso di Telegram per la società: per la #PASocial, per quella filosofia di #SocialUtility che è parte anche del DNA di Cittadini di Twitter, la cui «stella polare è il servizio al cittadino», come ben scrive Francesco Di Costanzo celebrando un compleanno della testata, «l’utilità, il rapporto diretto, la velocità di soluzione. Questa è la risposta più importante che può arrivare alle fake news, alle post verità, alle bufale, all’utilizzo distorto dei social network. In questo c’è una grande responsabilità sociale oltre che social nella nuova comunicazione pubblica».

Non posso che concordare, io che ho assunto come mission l’Educazione Civica Digitale: Educazione Digitale intesa non solo come insegnamento delle Digital Skills- «T’insegno ad usare il computer», che pure è essenziale – ma come educazione a un uso responsabile e consapevole della Rete. Educazione Civica Digitale dunque e, in primis, Educazione.

Andiamo però con ordine. «Telegram, perché?» Questo ci si è chiesti al principio. E la domanda resta: anzi, è sempre più forte.

Il «perché» di Telegram è presto detto. Telegram è lo strumento che aiuta a raggiungere il successo, i propri traguardi e obiettivi, nel lavoro e nella vita: a beneficio non solo nostro, ma della società tutta, sul piano educativo e istituzionale, dell’informazione e della comunicazione.

Telegram è il braccio operativo della #Digital #Education, dell’Educazione Digitale come Educazione Civica Digitale e, anzitutto, Educazione: il modello di quel «Digitale Utile»capace di sprigionare tutto l’«Utiledel Digitale», purché ben usato. Facile è però utilizzar bene Telegram. Per sua natura, l’App è già digitalmente educata e, al meglio, può essere impiegata bene, con consapevolezza e proficuità per tutti. 

Questo, per aziende e investitori, si traduce in applicazione operativa immediata – un Telegram For business – con vision tattico-strategica innovativa ma già sperimentata con grande successo. 

Il segreto? Nel suo DNA, decisivo in due sensi: assoluto – in sé, per features intrinseche all’App – e relativo, se contestualizzato nella nostra epoca, nel nostro ecosistema digitale, comparato con le altre App e social network che ne fanno apprezzare tanto più l’irripetibilità.

Quattro i fattori decisivi genetici:

  1. Velocitàsicurezza;
  2. Valore unico del network creato;
  3. Niente barriere all’ingresso: progetto non commerciale, gratuito;
  4. ROI al 100%, per il rapporto unico qualità-prezzo: tutto questo per tutti a costo (quasi) zero.

Emerge il valore relativo di Telegram, il suo plus doppiamente vincente:

  1. Privacy garantita per mission;
  2. Informazione vera contro ogni #FakeNews;
  3. Lotta costante contro la violenza, in rete e nel mondo.

Così Telegram – 200 milioni di utenti attivi700.000 nuovi iscritti al giorno e una crescita annua di oltre il 70% – può dirsi l’«App Utile che porta all’Utile», fa l’«Utile con l’Utilità»: l’unica vera exit strategy oggi dalla crisi.

Nonostante ciò, da più parti si sente ancora dire che in pochi la conoscano e usino davvero nel predominio di WhatsApp e Messenger, Snapchat o Instagram. Eppure i dati parlano chiaro: non solo quelli più recenti cui si è fatto cenno sopra, rilasciati tra la seconda metà del 2017 e la prima del 2018. Già in precedenza circolava la voce di un boom per Telegram.

Stando all’analisi di Vincenzo Cosenza, pubblicata il 10 luglio 2017, se WhatsApp restava la più usata dagli Italiani, con 22 milioni di utenti, seguita da Messenger, 15, e Skype, 8, al quarto posto si piazzava Telegram, usata da 3,5 milioni di italiani, «in crescita del 150% rispetto allo scorso anno».I pochi dati ufficiali parlavano allora di «oltre 100 milioni di utenti attivi raggiunti in due anni e mezzo». Dal 2013 cioè: dal 14 agosto di quell’anno, quando viene pubblicata Telegram per iOS, e dal 20 ottobre per la versione alpha per Android, grazie all’impegno di Pavel e Nikolai Durov, sostenuto finanziariamente da Pavel stesso grazie al suo fondo «Digital Fortress». L’utenza più attiva, quella dei 15-24enni, per le caratteristiche di segretezza dell’App e la presenza di Bot. «Queste funzioni stimolano un’attività media di 2 ore e 30 minuti a persona».

«Boom» o meno allora, dopo circa un anno numeri e dati, stavolta in toto ufficiali, non lasciano dubbi. E, in ogni caso, proprio l’obiezione che molti ancora fanno – del tipo «Qual è la percentuale di diffusione di #telegram in Italia, il 10%? E quella di #whatsapp, l’80%?» – è in maniera solo apparentemente paradossale proprio uno dei maggiori punti di forza dell’App.

Non servono ricerche particolari, infatti, per prender coscienza di un fenomeno in atto da due o tre anni. Ogni giorno di più si assiste a una proliferazione di Canali e Gruppi gestiti da neofiti ma anche, e quasi soprattutto, da professionisti del Digitale: più spesso guidati, però, dalla voglia di esserci, di un «cartellino da timbrare», anziché dalla reale comprensione delle possibilità uniche offerte da Telegram. Quel che vediamo spesso, invece, somiglia più a una reduplicazione di contenuti postati altrove – blog, social network – o a una sorta di newsletter. Senza criterio, strategia: senza capire dovestiamo camminando e come camminare, per far fruttare i nostri passi.

Il punto non sta perciò tanto nel numero di utenti, in quanti siamo a usarla, bensì in come la usa chi c’è e, per chi non c’è, nella comprensione di ciò che si perde: della natura dell’App e delle sue caratteristiche. La consapevolezza è sempre la chiave. Poi si può fare qualsiasi scelta: solo dopo, però, aver capito.

Che cosa? Che Telegram è, come detto, «utile-per-te»: utile non certo solo nel senso banale del termine, come qualcosa, cioè, di potenzialmente proficuo ma di cui si può far a meno, bensì come «indispensabile. È la risposta alla domanda chiave: come fare successo oggi in tempi di crisi grazie al Digitale, usandolo bene, dunque proficuamente, nel modo più responsabile, consapevole, etico e, dunque, produttivo.

Telegram non è la panacea di ogni male: è «soltanto» una piattaforma. È però la piattaforma ideale per diffondere i contenuti che più ci stanno a cuore: o per riceverli. Telegram, verrebbe da dire, è il «braccio armato» dell’Educazione Civica Digitale, di un uso responsabile, etico dello strumento Rete: di quella consapevolezza per cui il digitale non è che uno strumento, non buono o cattivo in sé ma tale in base all’uso che se ne fa. Così, e solo così, web e social e recuperano il loro vero senso e portano all’obiettivo.

Telegram aiuta, nella pluralità dei suoi sensi: consentendo così di sviluppare al meglio quel che io chiamo #HelpMarketing, #HelpFullNess, il «Marketing dell’Aiuto»- non distante dalla Youtility di Jay Baer,  teorico di quel «marketing tanto utile che la gente fa la fila alla tua porta per comprare da te», o dalla «Economia dell’Esperienza» di Brian Solis - «Experience is The New Brand» – con il suo X: The Experience Where Business Meets Design.

Per questo Telegram è la piattaforma ideale per un’Educazione Digitalepredicata e praticata che porti alla meta. Perciò sento tanto vicino l’impegno di Cittadini di Twitter e non è un caso che Cittadini di Twitter abbia anche un Canale Telegram davvero digitalmente utile.

Da parte mia continuerò a metterci sempre la faccia: specie, mi auguro, sul piano della formazione, del public speaking, senza dubbio la mia vocazione. Un piccolo cinguettio che però forse, unito a tanti altri, può contribuire a fare la differenza.

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