Uber: l’espansione in Italia e la risposta dei tassisti

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Uber, in questi giorni, ha lanciato il suo piano espansionistico per l’Italia. La società statunitense è approdata nella penisola nel 2013, a Milano e successivamente a Roma e Torino con Uber Black, il servizio che consente il noleggio di una berlina nera con conducente professionista.

L’obiettivo principale dell’azienda di trasporto automobilistico privato è garantire maggiori servizi ai clienti. Non solo macchine con conducenti. Tramite l’applicazione, l’offerta includerà anche biciclette, monopattini elettrici e accesso ai servizi pubblici. Inoltre, Uber Taxi entro la fine dell’anno sbarcherà a Napoli e in altre sei città non ancora stabilite, permettendo così a circa undici milioni di persone di accedere alla app Uber ed a tutti i suoi servizi.

Si tratta di un’innovazione che guarda al futuro con ottimismo. Ad illustrarla con entusiasmo e ambizione è Lorenzo Pireddu, General Manager di Uber Italia: “La nostra visione, dove nel 2019 oltre 4 milioni di persone hanno aperto la app Uber, e che vede un rapporto taxi/macchine con conducente per numero di abitanti tra i più bassi d’Europa, è di diventare una vera e propria piattaforma di mobilità che includa diverse alternative di trasporto dagli NCC ai taxi, dalle biciclette elettriche ai monopattini fino alla possibilità di includere nella pianificazione di viaggio anche il trasporto pubblico locale”.

L’impatto che Uber ha avuto nel mondo è stato straordinario. Con quindici miliardi di viaggi effettuati, in dieci anni ha confermato la propria presenza in più di diecimila città di sessantanove paesi e di tutti i sei continenti. Quotidianamente, conta ventuno milioni di viaggi attraverso la piattaforma tecnologica, garantendo così, anche un’opportunità di lavoro per tutti i drivers di tutto il mondo.

In Italia, però, Uber non ha mai avuto vita facile: i tassisti hanno da sempre creato delle barricate, pretendendo maggiori tutele e sperimentando nuove alternative. Ultimamente, infatti, hanno cercato di prendere spunto dall’applicazione americana per crearne di simili. È il caso di It Taxi e Free Now. Entrambe le app permettono al cliente di chiamare e pagare il taxi con un semplice click, con la possibilità di dare una valutazione alla corsa direttamente dallo smartphone. Proprio come fa Uber. Si tratta quindi, di una sfida caratterizzata da mosse e contromosse ma gli imprenditori ed i tassisti dovranno continuare a fare i conti con la tecnologia, che sta cambiando il nostro modo di vivere e di viaggiare.  

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Rocco Lanza

Ho 25 anni e sono laureato in scienze politiche, con specialistica in comunicazione presso l'università di Pisa. Attualmente sto frequentando il master in Pragmatica Politica della RCS Academy e sono fortemente appassionato di comunicazione e politica.

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