Web e minori, arriva il concorso del Corecom Basilicata

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“Esplorare con lo sguardo dei maggiori fruitori questo mondo dalle infinite potenzialità, ma anche dalle tante insidie;  conoscere gli elementi fondanti del rapporto tra giovani ed internet analizzato nelle varie declinazioni e strumenti: Facebook, Twitter, chat, messaggistica; premiare la qualità, la creatività e l’efficacia del messaggio di comunicazione sociale”.
Questi gli obiettivi del  concorso “Web e Minori: internet spiegato dai giovani” promosso dal Corecom di Basilicata, in collaborazione con la struttura di comunicazione del Consiglio regionale della Basilicata. “Il premio  – si legge nel bando – vuole essere una opportunità per i giovani di tutti gli istituti scolastici di scuola media inferiore e superiore del territorio regionale per dare spazio alla loro capacità di analisi e utilizzo creativo dello strumento, attraverso un messaggio di comunicazione a carattere sociale che vada a cogliere il vero significato e la pregnanza di quello che è ormai divenuto quasi un macrocosmo della comunicazione e, comunque, un mezzo indispensabile per rapportarsi ed esprimersi”.
I lavori possono essere presentati in forma individuale o collettiva, coinvolgendo una o più classi, così come un gruppo o più gruppi interclasse e dovranno raccontare, utilizzando qualsiasi modalità espressiva e di comunicazione: video, spot radiofonico o televisivo, testo semplice illustrazioni, fotografie, tweet e anche più forme e canali contemporaneamente, ad esempio, una pagina web interattiva, un blog, il mondo di internet nelle sue sfaccettature, e, quindi, nella sua accezione positiva e negativa. Il solo limite è di carattere temporale, legato ad una durata massima di fruizione di 3 minuti per video e 1 o 2 minuti per spot radiofonici. I lavori devono essere realizzati nell’anno scolastico 2014/2015 e non possono partecipare se già presentati ad altri concorsi o iniziative, sia pure risalenti agli anni precedenti.
“Il bando –ha spiegato il presidente Corecom Giuditta Lamorte -  nasce dalla consapevolezza che la cultura digitale ormai è imperante nella nostra società e ci porta a considerare che bisogna cambiare modo di fare comunicazione e soprattutto considerare quelli che sono i nativi digitali che vivono l’informazione orizzontale anziché l’informazione verticale cui eravamo abituati noi. Questi nativi digitali hanno cambiato il linguaggio, il modo di parlare. Usano termini come taggare, bannare, tutti nuovi termini che entrano nel linguaggio comune. Essere nativi digitali –ha aggiunto -  non vuol dire però essere consapevoli digitali”.

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