La lettura online ha le sue regole. E’ ora di impararle

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Negli Stati Uniti il dibattito sulle capacità di lettura degli studenti nell’era 2.0 si è agitato dopo la pubblicazione, nel 2008, del saggio “Proust and the Squid”: storia e scienza delle abilità di lettura, di Maryanne Wolf. Il libro asserisce che le trasformazioni avvenute nel nostro cervello, dal tempo della lettura delle tavolette sumere a quello dell’alfabetizzazione guidata dalla tecnologia, hanno implicazioni profonde per ogni bambino ma anche per lo sviluppo intellettuale della nostra specie. L’autrice fu sommersa da segnalazioni di casi che indicavano come molti studenti altamente informatizzati erano nella realtà incapaci di portare a realizzazione un obiettivo concreto: il libro, che aveva richiesto sette anni di ricerca per la stesura, non era completo. Che cosa stava succedendo agli studenti? Il formato digitale dei testi aveva portato un cambiamento paradigmatico nella comprensione della lingua scritta?

La ricerca attuale si concentra sulla fisiologia del processo di lettura online, perché è ormai universalmente riconosciuto che è diverso da quello su carta. Sullo schermo tendiamo a curiosare e analizzare, cercare parole chiave, leggere in modo meno lineare e più selettivo, scremando le informazioni che ci interessano. E più pratichiamo la lettura online, sia su computer che su e-readers, più affiniamo la capacità di leggere e selezionare velocemente, senza fermarsi a riflettere. Al tempo stesso ci stanchiamo di filtrare le informazioni attraverso le distrazioni inserite negli ipertesti, ci affatichiamo dal cambio frequente di schermate, layouts, immagini e video inseriti a margine, dei tanti colori, fonts, colonne.

Anne Mangen, ricercatrice dell’Università norvegese di Stavanger, afferma che la lettura online è sempre un’interazione tra una persona e la tecnologia, dove chi legge non è sempre consapevole di essere influenzato da fattori quali l’ergonomia, il tatto, l’intangibilità, il numero di pixel, il concetto di scrollare invece che

immagine articolo #scuolasocialsfogliare, la possibilità di passare velocemente ad altre risorse di informazioni che sono nell’ipertesto ma non appartengono al testo. La sua ricerca si basa sull’ipotesi che il supporto dei testi, cartaceo o digitale, può influenzare non solo la strategia e la velocità di lettura ma soprattutto le più ampie abilità di processare cognitivamente le informazioni contenute; ha cercato dunque di capire se l’attaccamento dei lettori al libro cartaceo sia soltanto un fattore emotivo e nostalgico, oppure se ha reali ripercussioni sulla comprensione del contenuto. Lo studio, avvenuto in collaborazione con studiosi francesi, è stato presentato alla recente conferenza internazionale sugli studi empirici della letteratura e media (l’abstract). E’ stato dato in lettura a studenti universitari uno stesso breve testo letterario, ad alcuni in formato cartaceo, ad altri su e-reader, che sappiamo riprodurre fedelmente le pagine a inchiostro. E’ stato poi somministrato un semplice test di comprensione, e gli studenti che avevano letto il libro stampato hanno ottenuto risultati significativamente migliori, riuscendo a ricostruire in modo molto più accurato la storia del testo.

Maryanne Wolf nello studio del fenomeno della lettura digitale ricerca ora non soltanto il fattore “comprensione” del testo, ma anche il possibile effetto negativo sulla lettura “profonda”, ovvero quella che va oltre la ricerca dell’informazione o della sostanza, e che ha un impatto sulla formazione del pensiero. Che cosa accade nella costruzione dei circuiti neuronali durante la lettura digitale? Non ci sono ancora dati provenienti da studi longitudinali, dunque siamo ancora in una fase di apprensione più che di comprensione del fenomeno, ma l’attenzione, soprattutto in ambito educativo, è alta.

E’ stato riscontrato, in scuole elementari e medie americane, che essere buoni lettori su carta non significa essere automaticamente buoni lettori su schermo. Questo significa che i bambini non solo hanno abilità personali e preferenze di apprendimento diverse, ma anche necessità formative diverse. La lettura online richiede capacità di attenzione specifiche, bisogna imparare a rimanere focalizzati sul testo nonostante le distrazioni possibili. E questo va insegnato, e se ne deve fare carico la scuola, consapevole che se il libro cartaceo richiede e concede tempo al bambino, così l’apprendimento di abilità di lettura sui supporti digitali richiede lentezza e pazienza. Non si può dare per scontato che i nostri bambini, nati 2.0, siano automaticamente e autonomamente capaci di passare le faticosamente apprese abilità di decodifica e comprensione profonda di un testo tradizionale ad uno digitale.

Dobbiamo insegnarlo, e non possiamo più sottrarci dal farlo.

 

 

 

 

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FRANCESCA CECCONI

Co-fondatrice cittadiniditwitter.it Social media strategist - teams coordinator / Copywriting e content editor / Formazione - Digital coach / PR e management eventi

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