Rapporto Net Children Go Mobile, bambini sempre più connessi ma scuola in ritardo

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E’ sotto gli occhi di tutti: gli smartphone e i tablet sono diventati sempre più popolari tra i ragazzi. Un’adozione così rapida e i cambiamenti associati all’accesso a internet mobile da casa, scuola e altri luoghi esterni, offrono ai ragazzi nuove opportunità (inclusione digitale, digital literacy, apprendimento, partecipazione e socialità), ma allo stesso tempo li espongono a nuovi rischi (usi eccessivi, il sottrarsi all’interazione in presenza, rischi commerciali e legati alla violazione della privacy, ai servizi di geolocalizzazione, l’esposizione a contenuti sessuali, rischi di cyberbullismo etc.). Dati comparabili dell’utilizzo e delle abilità, della incidenza e natura dei rischi, ma anche delle opportunità, sono  carenti. Il progetto “Net Children Go Mobile” (@netchildren) è nato proprio per raccogliere queste informazioni attraverso una metodologia quantitativa e qualitativa, con una specifica attenzione a come il cambiamento delle condizioni dell’accesso e dell’uso di internet mobile possa portare più o meno rischi per la sicurezza online dei bambini. Il progetto è nato nel 2013 per volere della Commissione europea; già il  rapporto del 2010 di EU Kids Online (@EUKIDSONLINE) studiava i rischi e le opportunità di internet per i bambini,  ma “NetChildrenGoMobile”  si concentra più specificatamente su internet mobile. E’ condotto da ricercatori della Danimarca, Italia, Romania e Regno Unito. Questi paesi sono emblematici delle differenze socio-culturali e tecnologiche a livello europeo, e si differenziano relativamente alla precedenti fasi di penetrazione della telefonia mobile, alle culture digitali giovanili, all’incidenza dei rischi online fra i più giovani e infine in termini di culture dell’infanzia e genitoriali.

La coordinatrice di questo progetto cross-culturale è Giovanna Mascheroni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha condiviso con noi alcune riflessioni sul rapporto con i dati complessivi raccolti, appena pubblicato (maggio 2014).  Mascheroni

 “La ricerca si è svolta attraverso la somministrazione di questionari con domande specifiche, che ci hanno permesso di fotografare a raggi X la situazione europea. Fondamentalmente nei paesi dove si è svolta la ricerca, sebbene con differenze su vari parametri, emerge uno scenario attuale dove bambini e ragazzi accedono alla rete soprattutto via wifi, anche se in possesso di dispositivi che supporterebbero connessioni dati; l’accesso è soprattutto “privato”, ovvero avviene da casa, tramite la connessione domestica; lo scopo principale è la comunicazione con i pari, dunque in larga misura attraverso Whatsupp e Facebook”.

Il rapporto è molto articolato, e abbraccia tutti i campi possibili di applicazione della ricerca della relazione con internet mobile da parte dei più giovani. Affronta dunque anche il capitolo internet e scuola…

“Si, e qui emergono grosse differenze nei dati rilevati tra i paesi dove si è svolta la ricerca. La situazione in Italia non è la stessa che in Danimarca; qui i ragazzi utilizzano normalmente internet a scuola e tutti i giorni. Da noi, come in Gran Bretagna, esiste da parte delle istituzioni scolastiche un approccio restrittivo, che si combina a un minore uso di internet nelle attività didattiche, e gli insegnanti principalmente si lamentano che i ragazzi utilizzano gli smartphones per comunicare tra loro”.

Dunque molta paura da parte degli insegnanti di impattarsi con nuovi modelli didattici, non legati alla loro preparazione accademica?

“E’ una rigidità che va superata, si rischia di perdere di vista cos’è il bambino o il ragazzo oggi e come comunica. In verità gli insegnanti possono aiutare i genitori nella mediazione con la rete proprio mettendo a disposizione l’accesso base alla sicurezza per coloro che non hanno una famiglia informata o competente. Per questo le scuole dovrebbero essere attrezzate con la necessaria strumentazione e integrare le tecnologie digitali nell’insegnamento e nei processi di apprendimento. L’introduzione della sicurezza internet nei curricula scolastici dovrebbe andare oltre la lista delle cose da non fare, poiché le misure iperprotettive si sono dimostrate controproducenti nell’accedere alle opportunità date dal web. Davvero pochi sono da noi gli insegnanti che incoraggiano gli studenti a utilizzare internet per fare ricerche, compiti, collaborare tra loro”.

Il rapporto al capitolo “scuola” prende dunque in considerazione disponibilità e regole di utilizzo della rete wifi, regole nell’utilizzo di smartphones, la mediazione degli insegnanti e le opportunità di apprendimento. Tra i parametri utilizzati nella preparazione del questionario noto che avete preso in considerazione le differenze di genere, questo ha portato a dati che ci raccontano diversità nell’approccio a internet da dispositivo mobile?

“A scuola le bambine ricevono più mediazione, più assistenza rispetto ai maschi, ma non è un dato numericamente rilevante. In verità le differenze notabili sono rispetto al cambiamento di paradigma che l’utilizzo di internet mobile insieme ai pari ha comportato. Con l’accesso a internet da computer i bambini avevano davanti un’offerta di gioco stereotipata e dedicata a ciascun sesso; i dispositivi mobili, non solo smartphones e tablets ma anche consolles, hanno accorciato le distanze, mettendo in grado le bambine di giocare insieme ai compagni, con lo sviluppo di giochi più neutri, ad esempio Candy Crush”.

Il rapporto completo e informazioni sul progetto sono su sito http://www.netchildrengomobile.eu/

Francesca Cecconi @nuppolina

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FRANCESCA CECCONI

Co-fondatrice cittadiniditwitter.it Social media strategist - teams coordinator / Copywriting e content editor / Formazione - Digital coach / PR e management eventi

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