#ThinkSust: sensibilizzare alla sostenibilità

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di Gloria Ceccarelli (@G_loria_C), unblogdiclasse®

Venerdì 20 Febbraio, presso il Liceo Scientifico “E. Fermi” di San Marcello Pistoiese, si è tenuto un incontro promosso dalla Fondazione Cesaretti sul tema del benessere e della sua sostenibilità; l’argomento è stato illustrato dal Prof. Augusto Marinelli, a lungo Rettore dell’Università degli Studi di Firenze e ora Vicepresidente della stessa Fondazione.

L’evento si inserisce nelle attività propedeutiche al “Sustainability of Well-being” International Forum ed stato coordinato dal Prof. Igor Tavilla.

Il social media sharing, caratterizzato dall’hashtag #ThinkSust, è stato realizzato dagli studenti dell’aula digitale unblogdiclasse® sotto la guida dalla Prof.ssa Elisa Lucchesi.

Per l’occasione Benedetta Giampietri (@benemale) (V Liceo Scientifico) ha realizzato un book fotografico, mentre Giovanni Albergucci (@iomichiamoG) (V Liceo Scientifico) ha preparato un tweetbook consultabile al link: http://beta.trytweetbook.com/book/104479.

La Fondazione Cesaretti, nata nel 2007, prende il nome da Simone Cesaretti, morto suicida perché privo di quella fiducia e di quell’ottimismo naturali che aiutano a superare le difficoltà della vita (Rita Levi Montalcini, Rivista di Studi sulla Sostenibilità, n. 1/2011).

Lo scopo della Fondazione è dunque quello di affidare alle nuove generazioni –attraverso la trasmissione delle conoscenze e dei valori di quelle passate – la realizzazione di un progetto di benessere sostenibile che si proietti e possa perpetrarsi nel futuro.

Il concetto di sostenibilità, ossia l’idea di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza togliere la possibilità a quella futura di realizzare il proprio, ha fatto la sua comparsa negli anni ’60 con i primi movimenti ambientalisti, sebbene tale concetto non si esaurisca nella dimensione ecologica, ma poggi su quattro pilastri fondamentali di carattere sociale, economico, ambientale e culturale.

Nel 1971, con la prima crisi petrolifera, la società realizzava come alcune risorse non fossero rinnovabili e che anzi presto si sarebbero esaurite: per questo nel 1972 fu organizzato il primo meeting mondiale durante il quale fu stilato un documento, valido ancora oggi, in cui l’ambiente veniva dichiarato “bene comune e fondamentale per l’uomo”.

Dai buoni propositi di allora purtroppo niente è cambiato: l’ambiente viene sfruttato, non valorizzato e reso sempre più artificiale da una società non cosciente di essere ormai vicina all’autodistruzione.

Secondo una stima dell’ONU, nel 2050 la popolazione raggiungerà i nove miliardi e mezzo e sarà necessario un incremento delle risorse alimentari pari al 50% di alimentazione in più di quelle attualmente disponibili per assicurare a tutti la sopravvivenza; tuttavia, sembra alquanto improbabile riuscire a produrre una così grande quantità di cibo, anche perché il territorio coltivabile si sta esaurendo sempre più in fretta: dodici milioni di ettari si sono già persi a causa della desertificazione e due milioni per la cementificazione.

L’attività umana sta del resto interferendo con l’ecosistema terreste e modificando, a ritmi molto elevati, l’atmosfera, i corsi d’acqua, le foreste, i ghiacci e la biodiversità.

Soltanto nel 2012, il ghiaccio artico ha raggiunto nuovi valori minimi, mentre in Cina e in Giappone si sono verificate un gran numero di inondazioni e l’Austria e il Regno Unito sono state colpite da ondate di caldo anomalo. (cfr. David Griggs, “Bisogna ridefinire lo sviluppo sostenibile”, Il sole 24ore, 21 Marzo 2013).

Cosa fare, dunque, per evitare l’autodistruzione?

La risposta non è semplice, ma ciascuno può provare a fornire il proprio piccolo e personale contributo.

In primo luogo la famiglia, in quanto agenzia formativa, può sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto di alcune basilari regole di buon senso che rimandano ai valori delle generazioni passate: ad esempio chiudere il rubinetto quando ci laviamo i denti o spegnere le luci inutilizzate (si pensi in questo senso alla recente campagna di risparmio energetico M’illumino di meno proposta da Caterpillar Rai).

Anche la scuola del resto – con programmi adeguati (forum, incontri di formazione, letture) – e le istituzioni con leggi idonee possono certo essere di supporto.

L’uomo è l’unico responsabile del degrado ambientale, ma anche l’unico che possa porvi rimedio. La rinascita parte anche dal credere nella valorizzazione dei propri talenti.

Affiorano alla mente le parole che lo speaker radiofonico de L’arte della felicità pronuncia chiuso un taxi malconcio che gira in una Napoli sommersa dai rifiuti:

Ma finché i musicisti non scendono dal taxi, finché i poeti servono ai tavoli, finché gli uomini migliori lavorano al soldo di quelli peggiori la strada corre dritta verso l’Apocalisse.

E del resto questo è proprio ciò che suggerisce il logo della Fondazione: gli ingranaggi di un orologio sincronizzati tra loro indicano i valori, la conoscenza, la partecipazione e l’ambiente come sostegno al futuro dei giovani.

Accanto ad essi, un volto fisso verso una stella all’orizzonte: le nuove generazioni e i nuovi obiettivi da raggiungere.

Il forum internazionale Sustainability of Well-being, che sarà presentato in conferenza stampa ad Expo Milano 2015, rappresenta dunque un’occasione immancabile per rinnovare la fiducia nei valori della vita, promuovendo il benessere di tutta l’umanità in armonia con l’ambiente.

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FRANCESCA CECCONI

Co-fondatrice cittadiniditwitter.it Social media strategist - teams coordinator / Copywriting e content editor / Formazione - Digital coach / PR e management eventi

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