Global Oil, la scelta dell’attesa

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Il dibattito sui social media è fortissimo: il crollo del costo del petrolio sta dimostrando che l’accresciuta efficienza dalle energie rinnovabili, le stringenti legislazioni ambientali e la ricerca di modelli di consumo alternativi non spingono verso un rialzo della domanda. Tutt’altro. I prezzi alla pompa di benzina e gasolio sono ai minimi ma non c’è per questo alcuna richiesta “boom”. Nemmeno dai paesi emergenti. E che le commodities, cioè il mercato delle materie prime, siano in depressione lo si vede anche da altri indicatori, primo tra tutti il rame, che ha visto crollare del 16% il proprio valore in pochi mesi.

Per il petrolio i primi effetti di scala già si vedono: importanti compagnie hanno cancellato in parte o addirittura azzerato l’attività di ricerca estrattiva alternativa (shale gas extra statunitense) o in luoghi di difficile accessibilità e con costi di investimento che – visto il valore del Brent – non si ripagheranno mai.

Su questi fattori si basa la scelta dell’Arabia Saudita (adesso secondo produttore dietro gli Usa) di non richiedere all’Opec il blocco della produzione ma di….aspettare. I sauditi, a cui basta fare un foro nel terreno per veder sgorgare l’oro nero, sono convinti che i costosissimi nuovi metodi che hanno alzato la produzione inondando il mercato di Brent e WTI (luoghi di difficile accessibilità, ricorso al fracking, estrazione da sabbie bituminose, etc.) poiché non si ripagheranno con il barile a 45 dollari, obbligheranno presto le società che hanno scelto questi sistemi ad alzare bandiera bianca causa fallimento. Tutte, nessuna esclusa. Con la conseguenza che si fermeranno i carotaggi nelle calotte polari e si arriverà ad uno stop della potenzialità estrattiva garantita dalla fratturazione idraulica: questa è la vera medicina per vedere definitivamente bloccate certe produzioni. A Riad sono pronti ad aspettare…Ma perché attendere? Perché è evidente agli uomini di Re Abdullah che il vero problema rispetto al passato è che la strada per affrancarsi dal petrolio – almeno in parte – è tracciata. Non capiterà subito e nemmeno a breve di arrivare al traguardo, ma il percorso è iniziato. Quindi il mercato residuale del petrolio vedrà come protagonisti solo quei paesi in cui i costi estrattivi sono molto bassi, senza dover ricorrere a ricerche o mega investimenti. Secondo i tecnici arabi, oltre ad Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait, in questo scenario potranno sopravvivere le produzioni messicane e dei non allineati (Venezuela e Iran ). Il resto del greggio e del gas, meno richiesti, rimarrà intrappolato negli scisti canadesi, cinesi e statunitensi……

Discorso a parte riguarda il contrabbando di greggio, fenomeno esploso con il crollo dell’offerta, alimentato dai paesi sotto il controllo dell’Isis : Iraq e Siria su tutti. Ma poichè il contrabbando di Brent è il primo fattore di sostentamento del terrorismo ( altro che rapimenti) qui le scelte sono politiche in senso stretto….

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ALESSANDRO SIGNORINI

Giornalista e motociclista, con un pallone vedo bene la rete...

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