Metti una sera a cena su… Facebook

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Trazzèra in siciliano è la stradina di campagna, sterrata, bianca, polverosa. Segna le vigne, si inerpica su e giù per le colline, corre al mare. La Trazzèra è Social e gli Amici della Trazzèra il gruppo del rendez vous a Trastevere, nel core de Roma. Da qui si sente il mare di Menfi. Il vento carico di salmastro e macchia mediterranea è Marilena Barbera, “vulcanica” vignaiola per scelta. Cantine Barbera il suo “regno”, i Social la sua strada aperta sul mondo. Con un click Marilena ha ‘acceso’ la Rete e organizzato l’evento romano. Location: il ristorante La Scala. Mauro Gallinelli un padrone di casa perfetto e appassionato. La cucina romana incontra i vini della Sicilia. Facebook è il ‘campanello’ che suona per gli Amici della Trazzera. Dieci persone sedute attorno al grande tavolo bianco, conversazione in assoluto relax tra un crostino di carciofi, i tagliolini cacio e pepe e le orecchiette al ragù di agnello. Sublimi.marilena barbera

Si parla di vino, dei vini di Marilena. Esempio perfetto di come i Social possono diventare strumento non solo di comunicazione, ma di incontro e di business.

Ammàno, un bianco fatto a mano, compresa l’etichetta che Marilena scrive assolutamente a mano. Il concetto di fondo è “recuperare il valore del lavoro manuale, la cura e la gioia nel farlo. A mano, per sottolineare l’assoluta artigianalità della produzione di un vino fatto senza ausilio di macchinari, senza additivi o prodotti enologici di sintesi, in cui la componente umana è importante almeno quanto quella naturale”. La cosa sorprendente di questo vino è che dal momento in cui entra nel calice è come se lentamente diventassero più vini in uno. Prima un ingresso delicato di frutta secca, poi un’esplosione di agrumi siciliani, cedro, limone, la nota salmastra. Solo uva e mani. Freschezza e intensità.

Marilena racconta il vino sui Social come pochi produttori riescono a fare: cinquemila follower e un racconto quotidiano che li porta dentro il vino di Cantine Barbera, come si fa e come è, senza trucchi. Eppoi c’è la Bambina, un rosè che sta diventando un must. La storia è di per sé un brand: l’uva in vasca non si fermava, la fermentazione andava avanti oltre le previsioni fino a quando una mattina il cantiniere mette un fiocco rosa sulla vasca e Marilena ‘battezza’ la Bambina. Al naso e in bocca una girandola di frutta secca con un pizzico di pepe. Nero d’Avola il vitigno, “vendemmiato di notte per preservarne gli aromi più freschi e delicati” spiega Marilena mentre la Bambina ‘gira’ nel calice. “E’ il vino che ho voluto dedicare alle donne, alla loro forza, alla loro testardaggine, al loro lottare sempre per quello in cui credono senza lasciarsi spaventare dalle difficoltà. E’ il vino che ho voluto fare contro i consigli di chi non vedeva futuro per un rosato e contro le aspettative di molti, in azienda e fuori”. Testarda e coraggiosa Marilena. In piedi, controvento.marilena ammano

Piana del Pozzo è uno chardonnay mediterraneo. Sta nella terra di confine “crocevia di popoli e culture, dove ciascuno ha costruito, fin dai tempi più remoti, la propria casa e la propria identità. Nessuno è straniero in Sicilia, ma ospite”, sorride Marilena che attraverso il vino, sui Social e a tavola, parla di Sicilia, di storia, di cultura. Un Microcosmo come l’etichetta rossa della bottiglia dove danzano il Perricone e il Nerello Mascalese. Un rosso profumato e profondo: “Abbiamo piantato i due vitigni in proporzione di 10 a 1 e il vigneto viene trattato come un’entità unica ed interdipendente: potatura, lavorazioni, campionamenti, raccolta avvengono contemporaneamente, perché ciò che ci interessa è l’equilibrio della vigna”. Fascino e suggestioni. Il racconto corre sui Facebook e Twitter: Marilena posta foto, twitta i momenti della serata romana.

Energia pura, come quella della sua terra che nel suo blog e sui Social descrive così: “Terra bellissima e difficile. Provo a capirne l’essenza ed interpretarla attraverso i frutti che ogni giorno ci regala; esserne testimone e custode, preservando la sua integrità, assorbendone la forza e la ricchezza, cercando di trasferire al vino la sua anima”. Marilena è come il vino: non si ferma mai.

 

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LUCIA BIGOZZI

Toscanissima. Giornalista per passione. Ventiquattro anni fa avevo due opzioni: o l’insegnamento (laurea in lettere classiche) o quella di chi mi diceva “Giornalista? Per carità, trovati un uomo ricco e sposalo". Ho scelto la mia di strada, controvento. Dal 1988 duri anni di gavetta, puro precariato, eppure preziosi perchè mi hanno fatto scuola. Prima sui campi di calcio di una piccola squadra di provincia per il Corriere dell'Umbria, poi undici anni nella redazione del tg di Teletruria (emittente televisiva di Arezzo). In quegli anni arrivò l'assunzione al quotidiano Il Corriere di Arezzo, l’esame a Roma per diventare giornalista professionista e di lì a poco la collaborazione con l'Ansa (per quattro anni corrispondente da Arezzo). Dopo l'esperienza televisiva e quando tutto sembrava andare storto, mi sono aperta una piccola agenzia di stampa fornendo notizie a radio, quotidiani e tv locali. Chiusa quella fase, ci fu la corrispondenza per Il Giornale della Toscana (dorso regionale de Il Giornale) e un anno dopo l'assunzione nella redazione del quotidiano di Firenze dove sono rimasta per dieci anni (dalla nera alla bianca), scalando piano piano i gradini della carriera professionale fino a diventare caposervizio del politico. Anni bellissimi durante i quali ho avuto l'opportunità di scrivere anche per il quotidiano nazionale. Infine nel 2009, il 'grande salto' a Roma con l'entusiasmo di rimettermi ancora una volta in gioco, ricominciando da me. Quattro anni alla redazione de L'Occidentale (vicecaporedattore), sempre a tu per tu con la 'politica-mon-amour', il desk e la gestione delle piattaforme web. Oggi, nella redazione del quotidiano online Intelligonews. Le mie parole-chiave: avanti, coraggio, tenacia, umiltà, obiettivo. Ultima “conquista”: Sommelier del vino!

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