Quando un terroir vulcanico diventa un must Social

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Nel suo vino c’è la forza del vulcano, il profumo della brezza del mare e quello, inebriante, delle ginestre che vestono l’Etna. A Linguaglossa lo chiamano la ROCCO E RITAMontagna, declinazione al femminile con il rispetto e l’amore che si deve a una madre. Perchè la Montagna per gli etnei è tanto, tutto. La Montagna  “ti dà molto e un po’ ti toglie” spiega Rocco Trefiletti che su fianchi dell’Enta ha due ettari e mezzo di vigne e fa Etna Bianco, Etna Rosso e Syrah: vitigni autoctoni, è la regola di casa Aìtala.

Carricante (60 per cento), Cattarratto (40 per cento) e Minnella (il nome dell’acino dalla forma allungata richiama quello del capezzolo delle donne che qui si chiama ‘minnella’) per un Bianco che ti colpisce già al naso: freschezza e persistenza nei sentori di ginestra e sapidità che la brezza marina porta fin sulla Montagna (il mare è a soli quindici chilometri di distanza) in un connubio perfetto.

Un vino che “dà il meglio di sé dopo il terzo anno perchè ha un’acidità che consente una lunga durata”, sottolinea Rocco mentre mostra le gemme che cominciano a fare capolino in vigna: “Si stanno gonfiando ma sono un po’ indietro, segno che quest’anno sarà vendemmia tardiva”. Da queste parti si raccoglie fino a novembre. In Aìtala la raccolta si fa solo in cassette riversate sul tavolo di cernita dove mani esperte selezionano ogni singolo grappolo. Segue la fermentazione a temperatura controllata che può variare dai sette ai quindici giorni. Pressatura soffice, con il primo e l’ultimo torchiato che vengono scartati e destinati ad altri usi.

ETNA ROSSOIl disciplinare prevede anche l’Etna rosè e spumanti a base di Nerello Mascalese (altro vitigno autoctono che dà l’Etna rosso) vinificato in bianco.

Quando parla del terroir, Rocco lo fa con un rigore quasi sacerdotale, riassumendolo tre elementi che lo rendono unico: morfologia, clima e tradizione, intesa come sapienza popolare dei vignaioli etnei. “La conformazione vulcanica del terreno conferisce alle uve e poi al vino mineralità e sapidità, ma non è mai uguale tra una vigna all’altra. Ecco perchè noi vinifichiamo in botti piccole le uve raccolte in ogni vigna e solo dopo assembliamo. Il clima è temperato con altissime escursioni termiche tra il giorno e la notte che consentono di fissare i profumi negli acini che esplodono in tutta la loro intensità nel calice”. La tradizione è quella dei vignaioli etnei, centoventi aziende tra produttori e imbottigliatori con una produzione complessiva annua pari a due milioni e mezzo di bottiglie su una superficie vitata di duemila ettari e con un fatturato che supera i dodici milioni di euro.

Rocco racconta l’Etna e il suo vino sui Social, “strumenti sempre più necessari; importantissimi perchè ti consentono di arrivare al consumatore finale stabilendo un rapporto diretto. Su Facebook pubblico foto delle vigne spiegando la nostra metodologia di lavoro e mostrando la bellezza di una natura ancora in gran parte incontaminata, proprio per far capire il tanto lavoro che c’è dietro ogni bottiglia”.

L’Etna Rosso di Aìtala è cento per cento Nerello Mascalese (il disciplinare prevede anche una Riserva commercializzabile dal quinto anno): sentori minerali e floreali nel bouquet di profumi che arrivano dritti al naso, intensi e persistenti. In bocca è rotondo, sapido, fresco con un buon livello di acidità. Molto simile al Pinot Nero, quasi un “consanguineo”, spiega Rocco mentre la moglie Rita volge lo sguardo alla Montagna che, imponente, e con le cime ancora imbiancate di neve, svetta sulle vigne: “Per noi la Montagna è tutto, da sempre. La lava distrugge ma non uccide; siamo noi che abbiamo invaso il suo territorio e ogni tanto, lei se lo riprende”.

Madre e matrigna, rapporto atavico e richiami evidenti alla mitologia, radici profonde da queste parti. Silvia, la figlia di Rocco e Rita, ascolta a sorride coi grandi occhi neri, profondi come gli acini di Nerello Mascalese: “Un giorno sarà lei a prendere in mano le redini dell’azienda, insieme al fratello Giuseppe”, dice con una punta di orgoglio Rocco posandole delicatamente una mano sulla spalla. Radici nelle radici delle barbatelle centenarie.ETNA BIANCO

Rocco posta su Facebook foto a raffica, come quella con la vigna e sullo sfondo la Montagna e l’azzurro pulito del cielo che da queste parti ha colori sorprendenti. “Le persone condividono i fotogrammi del nostro lavoro dimostrando interesse e curiosità che poi si traduce in degustazioni, visite in azienda e acquisti”. Il mercato di  Aìtala si divide tra il 30 per cento destinato alla Sicilia, il 30 al territorio nazionale e il restante 40 per cento commercializzato in Danimarca, Olanda e Germania.

E quando di fronte a un’Etna Bianco 2013 gli chiedi cos’è il vino per lui, si ferma un istante, come a riordinare le emozioni che tiene dentro, poi gira il vino nel calice e dice, netto: “E’ passione, rispetto per i miei avi, e vorrei diventasse il futuro per i miei figli”.

 

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LUCIA BIGOZZI

Toscanissima. Giornalista per passione. Ventiquattro anni fa avevo due opzioni: o l’insegnamento (laurea in lettere classiche) o quella di chi mi diceva “Giornalista? Per carità, trovati un uomo ricco e sposalo". Ho scelto la mia di strada, controvento. Dal 1988 duri anni di gavetta, puro precariato, eppure preziosi perchè mi hanno fatto scuola. Prima sui campi di calcio di una piccola squadra di provincia per il Corriere dell'Umbria, poi undici anni nella redazione del tg di Teletruria (emittente televisiva di Arezzo). In quegli anni arrivò l'assunzione al quotidiano Il Corriere di Arezzo, l’esame a Roma per diventare giornalista professionista e di lì a poco la collaborazione con l'Ansa (per quattro anni corrispondente da Arezzo). Dopo l'esperienza televisiva e quando tutto sembrava andare storto, mi sono aperta una piccola agenzia di stampa fornendo notizie a radio, quotidiani e tv locali. Chiusa quella fase, ci fu la corrispondenza per Il Giornale della Toscana (dorso regionale de Il Giornale) e un anno dopo l'assunzione nella redazione del quotidiano di Firenze dove sono rimasta per dieci anni (dalla nera alla bianca), scalando piano piano i gradini della carriera professionale fino a diventare caposervizio del politico. Anni bellissimi durante i quali ho avuto l'opportunità di scrivere anche per il quotidiano nazionale. Infine nel 2009, il 'grande salto' a Roma con l'entusiasmo di rimettermi ancora una volta in gioco, ricominciando da me. Quattro anni alla redazione de L'Occidentale (vicecaporedattore), sempre a tu per tu con la 'politica-mon-amour', il desk e la gestione delle piattaforme web. Oggi, nella redazione del quotidiano online Intelligonews. Le mie parole-chiave: avanti, coraggio, tenacia, umiltà, obiettivo. Ultima “conquista”: Sommelier del vino!

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