Un paese dentro una fattoria glocal e social

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Finchè non ci sbatti il naso sembra impossibile. Un paese dentro la fattoria. Trequanda, qualche migliaio di anime adagiate sul crinale della Toscana che guarda la Valdichiana, la Val d’Orcia e la roccaforte del Brunello: Montalcino. Milleduecento ettari tra viti, olivi, pascoli, coltivazioni di cereali e zootecnia: TREQUANDA 2razza chianina come Dio comanda. Ancora: un agriturismo, una casa vacanze in un Palazzo del XVI secolo e se non bastasse… un castello. Colline pettinate a bosco e vigne, pascoli di un verde smeraldo che ti stordisce, dove le giovenche bianche ‘danzano’ coi vitellini la danza del ciclo naturale: natura forte, potente e al tempo stesso quieta, paziente, ora addormentata tra le brume di fine novembre. La fattoria abbraccia Trequanda, la cinge come in un assedio che richiama la forte impronta medievale che qui ancora si vede e si tocca nelle antica mura del fortilizio un tempo dimora del conte di Rorà. I conti con la storia portarono il nobile alla decadenza e gli anziani del posto snocciolano i ricordi ancora nitidi tra le rughe scomposte dei loro volti. Ti parlano di quando, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, un giorno i beni del conte furono messi all’asta nella piazza del paese. Seguirono gli anni del Ventennio e il regime fascista decise che i possedimenti del conte dovessero essere rilevati dalla Cariplo, o meglio, dal Fondo Pensioni Cariplo. E così fu: i milleduecento ettari di terreno, il patrimonio immobiliare e la fattoria passarono di proprietario. Oggi il Fondo vive ancora ma gira nell’orbita del sistema bancario di San Paolo Intesa. La fattoria è ancora lì: si chiama Azienda Agricola Trequanda (e non è un caso). Il ‘condottiero’ non più a cavallo di un destriero ma con in mano, ben salde, le redini di studi specifici, mestiere, passione è Emanuele Bizzi, direttore dell’azienda Trequanda e della ‘consorella’ sul Lago Trasimeno (la Pucciarella). Emanuele è la roccia di questa realtà che oggi guarda al futuro nel segno dell’innovazione. Obiettivo: la conquista dei mercati internazionali con i dodici vini di ‘famiglia’. Finora destinati al giro interno del Fondo e del sistema bancario, Emanuele guida la svolta dell’azienda coi fatturati che crescono di anno in anno. Agronomo ed enologo, le sue radici sono qui: il padre è stato uno dei più importanti direttori dell’azienda, colui che ha saputo mettere a frutto le potenzialità ma soprattutto il tratto poliedrico di questa realtà. Ha respirato fin da bambino il lavoro del padre “giocavo tra i vicoli del paese e tra i filari delle vigne”, poi il tempo degli studi e l’università a Perugia: laurea e corso di laurea specialistico, quindi la responsabilità della gestione dell’azienda che gli capitò “tra capo e collo” ma “per me è stata ed è una grande soddisfazione, una sfida entusiasmante”. TREQUANDA 8A quarantanni è lui l’anima di questo luogo che dà lavoro a venti persone e di tutto quello che produce: seleziona, decide, controlla, supervisiona, elabora strategie finalizzate alla crescita, col rigore e la cura di un manager “navigato”. Il ‘ponte’ tra Milano e Trequanda è lui. “Il concetto di terroir è ciò che guida la mia attività ogni giorno; profondo rispetto dell’ambiente e valorizzazione del patrimonio naturalistico e paesaggistico racchiuso entro i confini dell’azienda”. Mani grandi e sorriso aperto, Emanuele cammina lasciando dondolare un enorme mazzo di chiavi e quando apre le porte della cantina si resta senza fiato: tecnologia ad altissimo livello, grandi ‘silos’ in acciaio come guardiani “dell’oro rosso e giallo” che conservano; reparto imbottigliamento, stoccaggio, la barricaia e un’area dedicata alla spumantizzazione secondo il metodo Charmat. “Nasce qui il nostro Soleccio, vino spumante brut ottenuto da uve chardonnay e Muller Turgau raccolte rigorosamente a mano” spiega Emanuele passando in rassegna i “gioielli di famiglia” pronti per la spedizione. Tra questi il Sangiovese Riserva Docg, il Ghirlandaia a base di Sauvignon Blanc e Chardonnay, l’Orcia rosso Doc e il Rezzantino, vino dolce da uve moscato, ottenuto dalla fermentazione parziale del mosto base che conservato a bassissima temperatura esalta i profumi primari e intensi del vitigno. Ma la sfida di Emanuele punta decisamente alla valorizzazione dei ‘bianchi’: “Territorio e clima qui hanno una particolarità direi unica: siamo a 450 metri sul livello del mare e vi sono forti escursioni termiche che consentono di fissare i profumi contenuti nelle bucce trasferendo al vino intense aromaticità”. Una sfida, insomma, tesa a sfatare il luogo comune che Toscana è solo rosso. I Social sono la ‘chiave’ di Emanuele per raccontare al mondo il lavoro quotidiano e le peculiarità dei prodotti, dal vino all’olio e dell’offerta dell’azienda per soggiorni vacanze e weekend a contatto con la natura e la terra. “I social network sono uno strumento fondamentale per chi oggi vuole fare impresa. Sei in contatto costante e immediato con una platea di persone infinita, dagli appassionati di vino agli amanti della natura, agli addetti ai lavori, ristoratori, importatori. Ci vorrebbe una giornata di quarantotto ore per stare dietro a tutto, ma il tempo per comunicare su Twitter e Facebook non me lo faccio mancare. Le persone ti chiedono, si confrontano, vogliono conoscere le peculiarità di un luogo che può diventare il loro obiettivo per un periodo di relax, dal fine settimana a un soggiorno più lungo”. Ciclo completo e a chilometri zero: nell’AgriRistoro c’è il trionfo dell’arte culinaria affidata alle massaie del paese e ai prodotti dell’azienda.

TREQUANDA 27Incastonato nel mare di colline che come un metronomo danno il ritmo alla fattoria, c’è l’allevamento di Chianina. Trecentocinquanta capi, allevamento tra i più importanti della Toscana, iscritto al Consorzio del marchio “5R” che tutela la produzione di carne bovina delle razze autoctone dell’Italia centro-meridionale. Allevamento a “ciclo chiuso” e “semi-brado”. “Le femmine sono destinate alla rimonta interna e i vitelli nati in azienda vengono allevati all’ingrasso. Da maggio a ottobre le vacche vanno al pascolo – spiega Emanuele – insieme ai vitelli, in inverno invece sono custodite in stalle a stabulazione libera”. La cura passa anche attraverso l’alimentazione a base di “foraggi prodotti in azienda integrati con miscele preparate nel nostro mangimificio, ad esempio orzo e favino che coltiviamo qui”. Ciro è un toro di due anni ma sembra una montagna, “ lo abbiamo chiamato così, lui è molto docile e si fa accarezzare”. Poco più in là un gruppo di giovenche al primo parto con accanto i vitellini, e ancora più avanti un altro gruppetto esce per raggiungere il pascolo. “Loro sanno quando devono rientrare e sono puntualissime”. Emanuele sorride mentre osserva le ‘sue’ Chianine ‘danzare’ nel verde smeraldo di questo angolo di Paradiso.

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LUCIA BIGOZZI

Toscanissima. Giornalista per passione. Ventiquattro anni fa avevo due opzioni: o l’insegnamento (laurea in lettere classiche) o quella di chi mi diceva “Giornalista? Per carità, trovati un uomo ricco e sposalo". Ho scelto la mia di strada, controvento. Dal 1988 duri anni di gavetta, puro precariato, eppure preziosi perchè mi hanno fatto scuola. Prima sui campi di calcio di una piccola squadra di provincia per il Corriere dell'Umbria, poi undici anni nella redazione del tg di Teletruria (emittente televisiva di Arezzo). In quegli anni arrivò l'assunzione al quotidiano Il Corriere di Arezzo, l’esame a Roma per diventare giornalista professionista e di lì a poco la collaborazione con l'Ansa (per quattro anni corrispondente da Arezzo). Dopo l'esperienza televisiva e quando tutto sembrava andare storto, mi sono aperta una piccola agenzia di stampa fornendo notizie a radio, quotidiani e tv locali. Chiusa quella fase, ci fu la corrispondenza per Il Giornale della Toscana (dorso regionale de Il Giornale) e un anno dopo l'assunzione nella redazione del quotidiano di Firenze dove sono rimasta per dieci anni (dalla nera alla bianca), scalando piano piano i gradini della carriera professionale fino a diventare caposervizio del politico. Anni bellissimi durante i quali ho avuto l'opportunità di scrivere anche per il quotidiano nazionale. Infine nel 2009, il 'grande salto' a Roma con l'entusiasmo di rimettermi ancora una volta in gioco, ricominciando da me. Quattro anni alla redazione de L'Occidentale (vicecaporedattore), sempre a tu per tu con la 'politica-mon-amour', il desk e la gestione delle piattaforme web. Oggi, nella redazione del quotidiano online Intelligonews. Le mie parole-chiave: avanti, coraggio, tenacia, umiltà, obiettivo. Ultima “conquista”: Sommelier del vino!

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