Dalla Sicilia il racconto di chi fa il vino… social

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“Vi racconto il mio vino… social”

 

Da grande sognava di fare l’ambasciatrice. Carriera diplomatica, dopo gli studi universitari a Firenze. Oggi, da grande, è ambasciatrice ma del suo vino e della sua terra, la Sicilia. Marilena Barbera, 43 anni, è anima e motore delle Cantine Barbera (www.cantinebarbera.it) a Menfi, in un pezzo di Isola che guarda Pantelleria e l’Africa e racchiude in sè storia millenaria, tradizioni antiche, profumi di zagara, colori intensi, luce pura, dal mare alla terra. Già, il terroir. Concetto che alimenta quello che Marilena fa e vuole essere: un artigiano del vino. Passione che racconta e condivide sui social: tremilatrecento follower su Twitter e un punteggio Klout (reputazione digitale) di 74, appena cinque punti sotto quello del premier Renzi, sono sono il suo biglietto da visita in Rete. Imprenditrice ‘skill’, si muove sulle maggiori piattaforme web che considera i migliori alleati nella promozione del suo vino e della sua terra. 5da36d6f961e0a3d08010042a3651e42

Marilena, come riesci a raccontare i tuoi vini in 140 caratteri?

Twitter è uno strumento fantastico che ti consente di raccontare molto anche per immagini; la forza di un’immagine comunica già da sola e l’integrazione tra messaggio e immagine è la chiave per dire in maniera semplice e diretta chi sei e cosa fai. Uso Twitter per sollecitare la curiosità, l’attenzione degli utenti, con rimandi poi a link o post collegati ad altre piattaforme multimediali che gestisco, dal mio blog a Facebook, al sito aziendale o ad altri luoghi in cui parlo di vino. Diciamo che Twitter per me è un po’ un campanello che suono per segnalare che ho cose da dire.

 

Non solo vino?

Sto lavorando molto con l’hashtag #sicily inteso come identità territoriale e valoriale della mia regione o con l’hashtag #winelovers, una comunità internazionale di amanti del vino che si riuniscono, discutono e si confrontano. L’hashtag Sicily è la chiave attraverso la quale parlo della mia terra, di tutto quello che appartiene alla cultura siciliana: dal vino, al paesaggio, al cibo, ai luoghi, ai musei, all’arte. E quando parli di tradizioni e cultura il collegamento con il vino è naturale: l’obiettivo è veicolare nel mondo attraverso le potenzialità dei social network l’immagine della mia regione come luogo che per le sue peculiarità abbinate al vino la rende semplicemente ciò che è: un posto meraviglioso.

 

Un esempio?

Ho postato una foto di cannoli siciliani, poi racconto le spiagge di Menfi che hanno ottenuto la bandiera blu dell’Ue. Attraverso i social comunichi l’immagine e l’essenza, generi emozioni legate al prodotto e al territorio.

 

Un modo anche per “fidelizzare” gli utenti dei social?

È il passo successivo. Se riesci a interessarli, poi ad appassionarli, poi a farli innamorare del vino e delle cose che proponi, diventano loro stessi testimonial. Lo step finale è sollecitare la curiosità di venirti a trovare in cantina. Da questo punto di vista i social consentono di creare una comunicazione diretta e l’emozione si trasferisce da una persona all’altra senza l’intermediazione di un agente o di un distributore. Si crea un rapporto diretto tra chi il vino lo fa e chi prima lo scopre, poi si appassiona e alla fine lo va a scoprire, a vedere. Ho interagito per anni sui social con moltissime persone che poi sono venute in cantina: significa che sei riuscito a trasmettere valori, sensazioni, e loro ti riconoscono questa capacità. Alla fine, l’emozione virtuale si trasforma in emozione reale.

 

Ma i Social servono al business di un’azienda?

Se non ci fosse stato Facebook forse non sarei qui oggi a parlare con te, proprio per la facilità e l’immediatezza della comunicazione. Una piccola azienda come la mia, non strutturata, ma che ha voglia di comunicare e soprattutto ha cose da dire, riesce a creare un legame istantaneo con l’utente. Tramite i social si fa business, eccome! Oltre alla comunicazione sui social, ho aderito a una piattaforma di commercio on line che lavora indirizzando su questa piattaforma gli utenti di altre piattaforme di discussione: da Istagram, a Pinterest. I social li usi bene solo se ti appassionano: non c’è nessuno che te li può insegnare o spiegare, lo fai se ti piace e ci dedichi del tempo. Devi essere una persona curiosa di usarli, altrimenti non funziona. Non c’è niente di peggio di un finto messaggio. Se costruisci un’immagine finta, ti sgamano subito. Quando non corrispondi all’immagine che ti sei dato, commetti un clamoroso autogol. Forse è questo il motivo per cui le aziende strutturate stanno meno sui social: di solito il profilo Facebook viene gestito da una società di comunicazione e vale anche per Twitter, ma se dietro l’account non c’è una persona, non funziona. La gente non vuole parlare con un call center, ma con chi fa i vino.

E uno dei tuoi vini lo fai a mano, tanto che si chiama Ammàno e pure l’etichetta l’hai scritta a mano. Perché?Br9pg6DCAAEiu_X.jpg-large

Nasce da una mia convinzione: da utente sei abituato a vedere il vino dentro una bottiglia, in uno scaffale, cioè il prodotto finito. In realtà la magia del vino non è quando sta in bottiglia ma quando raccogli e fai fermentare l’uva o quando vivi ogni giorno i vari passaggi in cantina. Volevo raccontare questo aspetto e sperimentare un’uva che mi dava solo 8 quintali, quantità minuscola impossibile da lavorare con le macchine. Ho deciso di lavorarla a mano anche per scoprire come lavoravano il vino cinquecento anni fa. Un ritorno alle origini, agli strumenti artigianali tramandati nella mia famiglia e che continuo a usare ma con una visione attuale: proporre un vino fatto a mano ma con caratteristiche contemporanee.

E “La Bambina” come nasce?

E’ il mio primo vino rosato. La storia è questa: quell’anno l’uva fermentò molto lentamente, ci impiegò 23 giorni e io avevo l’ansia di questo vino che non diventava mai vino. Quando decise finalmente di fermarsi, una mattina il mio collaboratore mi fece trovare appeso alla vasca un fiocco rosa, come si fa in ogni famiglia quando nasce una bambina. Questo vino è anche un omaggio alle donne, al loro coraggio. Due anni fa abbiamo usato “La bambina” per promuovere in America una campagna sul cancro al seno raccogliendo fondi per sostenere un piccolo ospedale che si occupa dell’assistenza domiciliare alle donne malate di tumore”.

Nella cantina di Marilena c’è già una nuova sperimentazione con un vitigno antichissimo ma un po’ snobbato. Lei è già al lavoro: i social sono avvertiti…

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LUCIA BIGOZZI

Toscanissima. Giornalista per passione. Ventiquattro anni fa avevo due opzioni: o l’insegnamento (laurea in lettere classiche) o quella di chi mi diceva “Giornalista? Per carità, trovati un uomo ricco e sposalo". Ho scelto la mia di strada, controvento. Dal 1988 duri anni di gavetta, puro precariato, eppure preziosi perchè mi hanno fatto scuola. Prima sui campi di calcio di una piccola squadra di provincia per il Corriere dell'Umbria, poi undici anni nella redazione del tg di Teletruria (emittente televisiva di Arezzo). In quegli anni arrivò l'assunzione al quotidiano Il Corriere di Arezzo, l’esame a Roma per diventare giornalista professionista e di lì a poco la collaborazione con l'Ansa (per quattro anni corrispondente da Arezzo). Dopo l'esperienza televisiva e quando tutto sembrava andare storto, mi sono aperta una piccola agenzia di stampa fornendo notizie a radio, quotidiani e tv locali. Chiusa quella fase, ci fu la corrispondenza per Il Giornale della Toscana (dorso regionale de Il Giornale) e un anno dopo l'assunzione nella redazione del quotidiano di Firenze dove sono rimasta per dieci anni (dalla nera alla bianca), scalando piano piano i gradini della carriera professionale fino a diventare caposervizio del politico. Anni bellissimi durante i quali ho avuto l'opportunità di scrivere anche per il quotidiano nazionale. Infine nel 2009, il 'grande salto' a Roma con l'entusiasmo di rimettermi ancora una volta in gioco, ricominciando da me. Quattro anni alla redazione de L'Occidentale (vicecaporedattore), sempre a tu per tu con la 'politica-mon-amour', il desk e la gestione delle piattaforme web. Oggi, nella redazione del quotidiano online Intelligonews. Le mie parole-chiave: avanti, coraggio, tenacia, umiltà, obiettivo. Ultima “conquista”: Sommelier del vino!

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  1. Pingback: Un vino … social | Lucia Bigozzi

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