La social media policy di Anpas, la prima di un’associazione di volontariato

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Anpas – Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze ha appena pubblicato la propria social media policy. Si tratta della prima policy sulla gestione dei profili social redatta da un’organizzazione di volontariato nazionale. Un documento che segna un passaggio importante per tutto il volontariato che svolge attività di soccorso e protezione civile e per quanti si occupano di comunicazione in emergenza.

Anpas, oltre ad essere una delle più grandi associazioni di volontariato d’Italia, è anche una delle più antiche: nata 112 anni fa, oggi conta 880 associazioni locali, 90mila volontari, oltre 350mila soci, 2.269 volontari in servizio civile, più di 3mila dipendenti, 7135 mezzi tra ambulanze, mezzi per servizi sociali e protezione civile.

Una presenza che di anno in anno si consolida non solo sul territorio ma anche anche sul web e i social network: solo l’8% delle Pubbliche assistenze non ha una pagina Facebook e 80 hanno un profilo web e social completo e aggiornato che comprende sito, Facebook, Instagram, Twitter,Youtube.

Come mi spiega Andrea Cardoni, responsabile dell’Ufficio Comunicazione di Anpas (@andreacardoni), la social media policy viene da lontano: nasce da un percorso intrapreso nel 2013, condiviso con il Dipartimento di Protezione civile e il gruppo di lavoro #socialprociv.
“Siamo partiti da un’esigenza riscontrata soprattutto durante le emergenze di protezione civile. Così negli ultimi due anni abbiamo lavorato per arrivare a condividere un manifesto e delle linee guida. Sia le associazioni che i singoli possono trarre spunto da queste policy e contribuire in prima persona a comunicare la protezione civile attraverso i propri profili personali. La policy è un documento destinato ad essere integrato, aggiornato, man mano che continueremo a imparare e a confrontarci con chi vorrà partecipare”.

Nella policy si legge che uno degli scopi di Anpas è attivare anche attraverso la Rete la partecipazione civile, la cultura della solidarietà e dei diritti. E per farlo, sottolinea Andrea, occorrono trasparenza e consapevolezza nell’uso dei social. In particolare la policy dedica molta attenzione alle regole di moderazione delle conversazioni online e alle fonti delle informazioni che Anpas diffonde attraverso i propri profili social.

Perchè regole di moderazione e fonti sono così importanti? “Provo a rispondere citando due pensieri: ‘il giornalista più importante è l’algoritmo delle news di Facebook?’. Se lo è chiesto @bjorn_bore nel corso della presentazione degli ultimi Rusty Radiator Award. Ad accompagnare quest’affermazione c’è quella di Hans Rosling, statistico  danese che, riferendosi ai social network, ha dichiarato ‘non si può credere ai nuovi outlet per capire il mondo’. Ecco, i volontari Anpas sono ogni giorno immersi nelle comunità, nelle strade, a contatto con situazioni dove spesso sono loro i mediatori. Per noi - continua Andrea – è quindi importante, anzi necessario chiarire l’importanza delle fonti cui facciamo riferimento. Il nostro scopo è offrire dati e notizie attendibili, non vogliamo contribuire ad incrementare il rumore di fondo, soprattutto nei momenti di emergenza. In queste occasioni si moltiplicano le voci e le notizie false e l’unico modo per fare qualcosa di utile è cercare di condividere informazioni verificate”.

Garantire un servizio rigoroso e autorevole anche dal punto di vista della comunicazione è un aspetto fondamentale dell’attività di Anpas. “Come i volontari, che ogni giorno svolgono un servizio qualificato e si sottopongono a corsi di formazione rigorosi per poter prestare soccorso, così Anpas - precisa Andrea – ha il dovere di essere rigorosa nell’uso delle sue fonti e, contemporaneamente, deve essere fonte autorevole nel raccontare le sue storie”.

L’attività di comunicazione di Anpas è, infatti, un servizio di pubblica utilità a 360 gradi, tanto che leggendo la policy si ha l’impressione che a parlare sia un ente pubblico e non un’associazione. “Anche la nostra comunicazione è di ‘pubblica assistenza’. Ad esempio quando condividiamo buone pratiche di prevenzione, ricordiamo la particolare sismicità di un territorio o comunichiamo i numeri verdi in occasione di eventi atmosferici avversi, ma anche quando segnaliamo opportunità come i corsi di formazione sul primo soccorso organizzati gratuitamente ogni mese dalle associazioni. In questi giorni, visto l’imminente capodanno, chiediamo di promuovere la campagna #zerobotti. Pubblica è la nostra attività di volontariato, la presenza delle nostre sedi associative e dei mezzi che permettono di svolgere attività in favore di chi ne ha bisogno. Tuttavia - precisa Andrea - date le attività sanitarie e di protezione civile che svolgono i nostri volontari, nella policy abbiamo dovuto chiarire che non possiamo rispondere alle richieste di soccorso dirette. I cittadini devono far riferimento sempre e comunque ai numeri 118 e, dove già attivo, al numero europeo 112”.

Come tutti i contenuti online di Anpas, la social media policy è pubblicata in Creative Commons: un invito a condividerla e adottarla, come stanno già facendo alcune Pubbliche assistenze. “La policy è un documento soggetto a modifiche sia in base alle esigenze, sia in base alle sollecitazioni che ci arriveranno da chi vorrà aiutarci a migliorare. Saremo quindi sempre aperti a nuovi contributi e anzi – conclude Andrea – chiediamo ai lettori di Cittadini di Twitter di darci suggerimenti e consigli”.

I profili social di Anpas: Facebook, Twitter, Youtube, Flickr, Issuu.

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About Author

CRISTINA GALASSO

Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

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