Volontari e associazioni, 8 buoni motivi per usare Telegram

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A noi italiani piace tanto WhatsApp ma da qualche tempo anche in Italia si sta diffondendo un altro servizio di messaggistica. Sto parlando di Telegram, un’ottima applicazione che credo possa fare un gran bene anche alle associazioni. Perchè? Ecco otto buoni motivi.

Innanzitutto non è un’azienda ma un progetto non profit promosso da Telegram LLC, organizzazione senza scopo di lucro con sede a Berlino. Come si legge su Wikipedia, Telegram nasce nel 2013 grazie all’idea di due fratelli russi, Nikolai e Pavel Durov, diventati famosi nel 2006 per aver inventato il “Facebook russo”.

Oggi Telegram registra 100 milioni di utenti attivi che quotidianamente si scambiano 15 miliardi messaggi. L’applicazione è scaricata, ogni giorno, da 350mila persone. Proprio perchè realizzata non a fini commerciali, è un’applicazione completamente gratuita: niente pubblicità, nessun abbonamento da sottoscrivere, nulla.

Lo so, siete scettici ma a me convince quanto scrivono nelle Faq per spiegare la totale gratuità del programma. Del resto, se io e altri milioni di persone siamo disposti a fare volontariato senza ricevere nulla in cambio perchè non dovremmo credere che i fratelli Durov abbiano messo a disposizione un sistema di messaggistica gratuito e senza fini di lucro, tanto più se sono già milionari?

Il secondo motivo è la sicurezza: Telegram usa un sistema di copertura e criptaggio dei dati pressochè invulnerabile. Si può chattare, partecipare ai gruppi e iscriversi ai canali senza condividere il proprio numero di telefono ma solo il nickname. Inoltre è possibile scambiarsi maessaggi in “chat segrete”, ovvero messaggi che si autodistruggono dopo un tempo prestabilito dall’utente: è possibile cioè indicare dopo quanti secondi, minuti, ore, giorni il messaggio deve cancellarsi dopo la sua visualizzazione. Una volta autodistrutto, del messaggio non rimarrà nulla nè sui telefoni nè sui server di Telegram.

Il sistema di criptaggio, la possibilità di tenere nascosto il numero di telefono e le chat segrete rendono Telegram uno strumento utilissimo per le associazioni che hanno bisogno di scambiare messaggi e informazioni in modo sicuro tutelando la privacy dei propri utenti ma anche di volontari e attivisti, come nel caso di Ong che si occupano di difesa dei diritti umani e operano in contesti ad alto rischio. Garantire la sicurezza delle comunicazioni tra attivisti dei diritti umani rappresenta, infatti, un tema di grande attualità come dimostrano, ad esempio, l’app creata da Amnesty International (di cui ho già parlato qui) e quanto scrive l’attivista e tecnologo egiziano Ramy Raoof in questo articolo pubblicato su Global Voices Italia.

Terzo: è un’applicazione open source, cioè aperta a chi la voglia studiare, modificare, migliorare. In pratica, al contrario di Whatsapp, il codice sorgente del software è libero e disponibile a tutti. Insomma un’applicazione aperta e trasparente, fondata sulla collaborazione e la conoscenza condivisa. Quale migliore sistema di comunicazione per un’associazione?

Quarto. È leggera e multidispositivo: tutti i messaggi e allegati sono salvati sui server di Telegram e non appesantiscono la memoria dei nostri dispositivi. Ciò significa che possiamo usare l’applicazione contemporaneamente su telefono, tablet e computer. Una possibilità che certo può facilitare il lavoro di chi fa volontariato e attivismo, soprattutto se pensiamo che Telegram supporta l’invio di qualunque tipo di file (foto, video, documenti in pdf) fino alla dimensione di 1,5 giga (sì, avete letto bene!). Quindi, cari volontari, ovunque siate vi basta avere un dispositivo connesso e potete inviare e ricevere di tutto, di più!

Il quinto buon motivo e rappresentato dai gruppi e canali. Telegram, oltre alla possibilità come WhatsApp di aprire canali e gruppi, permette di gestire canali pubblici e privati con un numero illimitato di iscritti e gruppi fino a 5000 iscritti, detti supergruppi! Potete dunque comunicare con una platea amplissima e diversificata. I canali possono essere usati come una newsletter (interna o pubblica), mentre i gruppi come spazi collettivi di discussione. Per farvi un’idea guardate il canale dell’associazione Avvocato di stradadi Legambiente Emilia Romagna o dell’Ente nazionale Sordi.

Sesto. Su Telegram è possibile usare gli hashtag come su Twitter e Facebook. Nei gruppi e nei canali i messaggi con lo stesso hashtag si possono raggruppare e filtrare. Comodo no?

Settimo, i bot. I bot sono account speciali, intelligenze semi-artificiali che forniscono servizi o risposte automatiche. Ne esistono di ogni tipo: per cercare immagini (@Imagebot), creare sondaggi (@Pollbot), trovare nuovi bot (@Storebot) o video su Youtube (@YTbot) o musei nelle vicinanze (@MuseiMibactBot) e tanto altro ancora. Ma la vera novità è che chiunque può creare nuovi bot con funzioni divertenti o utili. Se nella vostra associazione c’è uno smanettone, allora potete realizzare un bot che offra informazioni automatiche ai vostri utenti, ad esempio su numeri utili e servizi dell’associazione. Un esempio è il bot realizzato da EmergenzaPrato, progetto dedicato alla comunicazione di rischi ed emergenze attraverso i social media, oppure quello dell’associazione Villaggio Prenestino che al suo bot ha dato anche un nome, Asso.

Ottavo ed ultimo, gli stickers. Tutti amiamo emoticons e stickers ma quelli di Telegram sono formidabili! Ne esistono moltissimi, proprio perchè è possibile crearli e metterli a disposizione degli utenti. Quelli ‘classici’ di Telegram propongono, con disegni bellissimi, un set di personaggi che hanno fatto la storia in tutti i campi. Con il bot @stickers potete scoprirne ogni giorno di nuovi oppure decidere di crearli. Anzi, ora che ci penso, sarebbe una bella idea creare un set di stickers che racconti in modo divertente le tante attività dei volontari, non credete? Chissà se qualche volontario smanettone è in ascolto…

Allora vi ho convinto?

Ps. Se decidete di sbarcare su Telegram, vi aspetto sul mio canale Social Positive News: ogni giorno notizie positive su solidarietà, ambiente, diritti e innovazione sociale!

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About Author

CRISTINA GALASSO

Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

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